Riflessione sulla Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia, uno dei più prestigiosi eventi artistici del mondo, ha di nuovo affascinato il pubblico nel 2023 con la sua cornucopia di opere d’arte, installazioni e performance. Questo spazio creativo unico, situato nella romantica città di Venezia, ha dato vita a una miriade di riflessioni, emozioni e prospettive che lasciano un’impronta duratura nell’anima di coloro che lo visitano. L’edizione di quest’anno offre un’incredibile diversità di espressioni artistiche, dall’arte contemporanea alle installazioni interattive, dalla fotografia alle performance immersive. Ma al di là della varietà delle forme artistiche, un tema ha permeato l’intero evento: la potenza delle lenti dell’arte nell’aprire nuovi orizzonti di comprensione e nel favorire il dialogo. Le opere presenti sono un inno alla diversità culturale e alla molteplicità delle prospettive umane. Artisti provenienti da ogni angolo del globo hanno affrontato temi complessi come la migrazione, l’identità di genere, il cambiamento climatico e l’alienazione tecnologica. Le loro opere agiscono come lenti che mettono a fuoco i problemi critici della nostra epoca, sfidando gli spettatori a considerare nuove prospettive e a interrogarsi sulla loro posizione nel mondo. Una delle installazioni più sorprendenti della Biennale è stata una gigantesca struttura di specchi posta nel cuore di una sala buia. I visitatori sono stati invitati a camminare tra questi specchi riflettenti, che hanno frammentato le loro immagini e ha reso difficile distinguere la realtà dall’illusione. Questa esperienza ha servito da metafora potente per la complessità della nostra identità e del nostro rapporto con il mondo circostante. Ci ha costretti a riflettere sulle nostre percezioni e a interrogarci sulle molte sfaccettature che compongono la nostra identità. Ma la Biennale non è solo uno spazio di introspezione individuale. Funziona anche come un luogo di dialogo e confronto. I visitatori partecipano a workshop, conferenze e tavole rotonde in cui artisti, critici d’arte e studiosi esplorano i temi delle opere esposte. Questi incontri favoriscono dibattiti animati e scambi di idee che hanno ampliato gli orizzonti degli spettatori, consentendo loro di vedere il mondo attraverso nuove lenti. La Biennale di Venezia del 2023 ha dimostrato, ancora una volta, che l’arte ha il potere di trascendere le barriere culturali, linguistiche e sociali. Attraverso le opere esposte, il pubblico è stato invitato a riconsiderare le proprie convinzioni, a esplorare nuove prospettive e a sviluppare una maggiore consapevolezza del mondo che li circonda. Ogni opera esposta, ogni installazione e ogni performance ha sollecitato un processo di riflessione che va ben oltre i confini dell’evento stesso. Attraverso la lente dell’arte, abbiamo l’opportunità di vedere il mondo in modo diverso e di trasformare la nostra visione in azione concreta.

Radicepura Garden Festival 2023

Il tema di quest’anno pone l’attenzione sull’elemento botanico: non più corollario né semplice decorazione, ma punto di partenza e ispirazione professionale. I progettisti, indipendentemente dalla loro formazione, saranno chiamati a cimentarsi con una botanica per paesaggisti, progetti ben declinati ed eleganti, che sappiano dimostrare i benefici di un giardino artistico di qualità, moderno, funzionale, poetico e sereno. Si intende così favorire il dibattito intorno a un diverso stile di giardino in grado di promuovere una consapevole appartenenza al mondo naturale; giardini in cui si metta in atto quotidianamente un rapporto sincero con le piante. Questa edizione della Biennale intende essere un momento che con dinamismo riflette sulla progettazione del giardino che non può essere isolata dal contesto in cui si vive e dalle urgenze ambientali ad esso connaturate. Da sempre il giardino in Sicilia è stato eco e riflesso della scena culturale mediterranea che per vocazione si concretizza come un incrocio di pensieri e vissuti. Con questi obiettivi a Giarre prende vita un festival che intende dare spazio al confronto con giovani progettisti e professionisti, italiani e non, invitati a portare qui ciascuno la propria visione di giardino, riflessioni necessarie per lo sviluppo delle città, rendendole più vivibili e allo stesso tempo preservare l’ambiente riuscendo a vivere in armonia con esso in una dinamica di proficua reciprocità. Per la quarta edizione del Radicepura Garden Festival 2023 sono stati selezionati 7 progetti di giardini appartenenti alla categoria under 36 che saranno realizzati nel parco botanico di Radicepura durante la manifestazione. Una novità della quarta edizione, dedicata ai professionisti. Il tema del festival è stato “Il Giardino delle Piante” e sono stati selezionati i progetti che meglio hanno saputo rispondere all’importante riflessione sul giardino in grado di promuovere una consapevole appartenenza al mondo naturale, giardini in cui si metta in atto quotidianamente un rapporto sincero con le piante. I concorrenti avranno a disposizione della loro creatività le piante coltivate nel vivaio Piante Faro, che raccoglie 800 diverse specie di piante tropicali, grasse, aromatiche, alberi mediterranei ed agrumi. La scelta dei membri è ricaduta su professionisti con esperienza ventennale nel campo del garden design nonché esperti sotto il profilo botanico e manutentivo dell’architettura del paesaggio. Tutti i giudici hanno molteplici esperienze maturate in ambienti nazionali ed internazionali e il loro contributo decreterà la vittoria dei progetti che meglio hanno saputo esprimere la tematica di “Il Giardino delle Piante” in quanto giardini celebrativi della biodiversità, del paesaggio naturale e del paesaggio antropico. I giardini dovranno essere innovativi, attraenti, fruibili per saper catturare l’attenzione dei visitatori del Festival. Infine, ecco elencati i Main Partners della IV Edizione del Festival: Unicredit, Irritec, Piante Faro e Cooking Out. Senza nulla togliere agli ulteriori Partners dell’evento: Donna Carmela, Pietradolce, My Cordenons, Moak, Donna Fugata, Agraria Checchi Silvano, Condorelli, Ferrarelle, Sifi, Lombardo, Nevolithic Evolution, Gruppo Arena e Tomarchio. Altre informazioni sull’articolo di Radicepura Festival.

Il Nuovo Terminal dell’Aeroporto di Catania

Nel corso della “Passenger Terminal Expo 2023″tenutasi ad Amsterdam, lo studio londinese Pascall+Watson ha presentato il progetto del nuovo Terminal B dell’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania, un’area di circa 38.000 mq fulcro del masterplan elaborato su richiesta della Società Aeroporto Catania che, entro il 2030, punta ad ampliare quello che è oggi lo scalo più trafficato della Sicilia e il quinto a livello nazionale. Tra i punti chiave del progetto c’è l’eliminazione delle rampe di collegamento veicolare, la trasformazione del viadotto dell’attuale Terminal A in una terrazza pubblica, la realizzazione di un piazzale completamente pedonale e l’allontanamento di tutte le strade veicolari dagli edifici del terminal. La connettività tra le varie aree è uno dei fattori chiave che punta a migliorare l’esperienza dei passeggeri e l’efficienza delle relazioni. Il progetto delinea infatti connessioni orizzontali tra i tre terminal e collegamenti verticali tra tutti i livelli interni ed esterni degli edifici, favorendo le relazioni tra gli stessi e il piazzale pedonale, permettendo un movimento fluido verso la futura stazione della metropolitana e gli altri sistemi di trasporto. Oltre all’espansione del terminal passeggeri, il masterplan prevede la realizzazione di nuovi spazi di sosta e viabilità, la riorganizzazione dell’Airside e lo spostamento della pista a sud. L’ampliamento sarà attuato per fasi: verranno innanzitutto realizzati quattro nuovi corpi di fabbrica per l’attesa e l’imbarco, quindi la vecchia stazione Morandi sarà demolita per consentire la realizzazione del Terminal B, successivamente sarà dismessa la rampa partenze e infine sarà realizzato il nuovo Terminal C, dove arriverà la metropolitana. “Il nuovo Terminal di Catania è incentrato su un nuovo interscambio di trasporto pubblico che accoglierà una nuova crescita di passeggeri per i prossimi vent’anni” dice lo studio Pascall+Watson. Altre info sull’articolo in questione curato da Il Giornale dell’Architettura e Pascall+Watson.

Un miliardo investito in Agricoltura dal PNRR

Al via l’Iter per il nuovo decreto su “Parco Agrisolare”: circa un miliardo di euro per promuovere la realizzazione di impianti fotovoltaici (e interventi di accessori) sui tetti dei fabbricanti agricoli. L’investimento si pone all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; a dicembre 2022 era già stato emanato un primo bando attraverso il quale sono stati assegnati circa 500 milioni di euro a oltre 7000 imprese beneficiare. Come chiarito nella circolare ministeriale le residue risorse della misura “Parco Agrisolare” vengono dunque programmate con questo nuovo decreto con un importo di circa un miliardo di euro. In particolare, a favore delle imprese della produzione agricola sono attribuiti circa 775 milioni di euro; questi sono ripartiti tra contributi a fondo perduto pari all’80% con vincolo di autoconsumo (anche condiviso) per quasi 700 milioni di euro e, contributi a fondo perduto pari al 30% senza vincolo di autoconsumo per 75 milioni di euro. Inoltre sono stati assegnati 150 milioni di euro a favore delle imprese della trasformazione agricola e, 75 milioni di euro a favore delle imprese dell’agroindustria. Nello specifico l’agevolazione è così ripartita: 50% a fondo perduto per le regioni del Sud (aziende agricole e di trasformazione), 40% a fondo perduto per le altre regioni e il 30% a fondo perduto delle aziende di trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli. La maggiorazione del contributo a fondo perduto del 20% è invece prevista per: giovani agricoltori o agricoltori che si sono insediati nei cinque anni precedenti la data della domanda di aiuto; gli investimenti collettivi come impianti di magazzinaggio utilizzati da un gruppo di agricoltori o impianti di condizionamento dei prodotti agricoli per la vendita; per gli investimenti in zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici ai sensi dell’articolo regolamento (UE) n. 1305/2013; le piccole imprese del settore della trasformazione dei prodotti agricoli in non agricoli. Potranno beneficiare delle risorse gli Imprenditori Agricoli (che, iscritto nella sezione speciale del registro imprese, in forma di persona fisica o giuridica, esercita una delle seguenti attività, così come previsto dall’art. 2135 e s.m.i. del c.c. ovvero la coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse), le Imprese Agroindustriali (ossia l’azienda che attiva nella lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli, alla data di presentazione della Proposta è in possesso, come codice ATECO prevalente, di uno dei codici ATECO di cui all’elenco pubblicato sul sito del Ministero) e le Cooperative Agricole (anche sotto forma di consorzio che, alla stregua dell’imprenditore svolge una delle attività di coltivazione a fondo, silvicoltura, allevamento di animali e a connesse, risulta iscritta nella sezione speciale del registro imprese). Il beneficiario inoltre deve avere la disponibilità dei fabbricanti su cui gli interventi sono realizzati altresì esclusi i soggetti esonerati dalla tenuta della contabilità IVA, aventi un volume di affari inferiore a €7000,00. L’intervento principale obbligatorio previsto dalla misura riguarda l’acquisto e posa in opera di pannelli fotovoltaici sui tetti di fabbricati con potenza di picco non inferiore a 6 kWp e non superiore a 500 kWp. Come specificato, possono essere ammessi ai contributi previsti dal decreto “Parco Agrisolare” esclusivamente i progetti di realizzazione di impianti fotovoltaici la cui energia elettrica prodotta sarà destinata a soddisfare il fabbisogno energetico dell’azienda agricola nella titolarità del Soggetto Beneficiario (cosiddetti impianti in regime di cessione parziale/autoconsumo). Ai fini del miglioramento dell’efficienza energetica delle strutture, sono inoltre ammessi interventi facoltativi di riqualificazione come: rimozione e smaltimento dell’amianto (o se del caso, dell’eternit) dai tetti, in conformità alla normativa nazionale di settore vigente (tale procedura deve essere svolta unicamente da specializzate, iscritte nell’apposito registro), poi realizzazione dell’isolamento termico dei tetti (la relazione tecnica del professionista abilitato dovrà descrivere e giustificare la scelta del grado di coibentazione previsto in ragione delle specifiche destinazioni produttive del fabbricato, anche al fine di migliorare il benessere animale), e infine alla realizzazione di un sistema di aerazione connesso alla sostituzione del tetto (intercapedine d’aria; la relazione del professionista dovrà dare conto alle modalità di aereazione previste in ragione della destinazione produttiva del fabbricato, a ogni modo il sistema di aereazione dovrà essere realizzato mediante tetto ventilato e camini di evacuazione dell’aria, anche al fine di migliorare il benessere animale. Nei limiti delle spese massime ammissibili previste al Decreto, il soggetto beneficiario potrà inviare più proposte che dovranno essere riferite a differenti impianti fotovoltaici ed eventuali interventi complementari da realizzare sui diversi siti produttivi. Gli interventi ammissibile all’agevolazione, da realizzare sui tetti di fabbricati strumentali all’attività agricola, zootecnica e agroindustriale, devono prevedere l’installazione di impianti fotovoltaici di potenza di picco non inferiore a 6 kWp e non superiore a 500 kWp. Unitamente a tale attività, possono essere eseguiti uno o più dei seguenti interventi di riqualificazione ai fini del miglioramento dell’efficienza energetica delle strutture: rimozione e smaltimento dell’amianto; realizzazione dell’isolamento termico dei tetti e la realizzazione di un sistema di aerazione connesso alla sostituzione del tetto (intercapedine d’aria). In particolare, per la realizzazione di impianti fotovoltaici sono ammissibili le seguenti spese: l’acquisto e posa di moduli fotovoltaici, inverter, software di gestione, ulteriori componenti d’impianto; per i sistemi di accumulo; per la fornitura e messa in opera dei materiali necessari alla realizzazione degli interventi; infine per i costi di connessione alla rete. Il tutto fino a un limite massimo di euro €1500,00/kWp per l’installazione dei pannelli fotovoltaici in considerazione delle dimensioni complessive dell’impianto da realizzare e delle correlate economie di scala, e fino ad ulteriori €1000,00/kWp ove siano installati anche sistemi di accumulo. In ogni caso, il contributo complessivo corrisposto per i sistemi di accumulo non può eccedere oltre €50.000,00. Qualora siano installate colonnine di ricarica elettrica per la mobilità sostenibile e per le macchine agricole, potrà essere riconosciuta, in aggiunta ai massimali indicati, una spesa fino ad un limite massimo ammissibile pari a: €1500,00 per installazione di dispositivi di ricarica wallbox di potenza complessiva non superiore ai 22 kW; di €4000,00 per l’installazione di colonnine di ricarica di potenza complessiva non superiore ai 22kW; di €250,00/kW e fino ad un massimo di €15.000,00 per l’installazione di dispositivi di

Sub-Center Library a Beijing

La nuova biblioteca del “sotto-centro” di Pechino, che dovrebbe essere completata all’inizio del 2024, offrirà uno spazio contemporaneo ma senza tempo per l’apprendimento, la condivisione delle conoscenze e le discussioni aperte, oltre a celebrare la ricchezza culturale di Pechino e della Cina in generale. L’obiettivo è stabilire nuovi standard per la progettazione sostenibile delle biblioteche; la biblioteca del centro secondario di Pechino diventerà nettamente diversa dalle biblioteche convenzionali, utilizzando la tecnologia, il design intelligente e le risorse locali. La biblioteca mira a stabilire un nuovo punto di riferimento per la progettazione futura della biblioteca in molti aspetti: dalla tecnologia degli edifici e dei recinti, alla sostenibilità sociale e ambientale, alla proprietà pubblica negli spazi culturali. Durante la creazione, Snøhetta e i suoi partner, hanno cercato di soddisfare i più alti standard possibili in termini di sostenibilità. Il tetto ha elementi costruttivi fotovoltaici integrati (BIPV) che sostituiscono i tradizionali materiali di copertura e facciata, utilizzando l’esposizione primaria del tetto alla luce solare per la produzione di energia rinnovabile e creando uno dei tetti più ecologici possibili; Ha anche una sporgenza per ridurre il guadagno solare. L’altezza del vetro è stata ridotta sulle pareti rivolte ad est e ovest, oltre ad aggiungere un dispositivo di schermatura solare attivo rivolto verso la facciata sud e ovest. Il vetro stesso è un’unità di vetro isolante con prestazioni Low-E. Tutti i principali materiali per la costruzione sono stati acquistati localmente e l’uso di componenti modulari con una griglia strutturale razionalizzata è stato utilizzato per ridurre la necessità di personalizzazione sia per le colonne che per il tetto. Altre info sull’articolo dedicato di Snøhetta.

Nuovo Museo Egizio del Cairo

Nel gennaio del 2002, il governo egiziano ha annunciato un concorso mondiale per la progettazione di un nuovo complesso museale per ospitare, esporre e preservare alcuni dei più grandi tesori antichi del mondo con cui il moderno paese dell’Egitto ha il privilegio di essere affidato. Il mese successivo, una pietra cerimoniale è stata posata nel sito selezionato per il nuovo progetto, un sito a soli due chilometri dai più grandi monumenti egiziani e l’unica meraviglia rimasta del mondo antico: le Piramidi di Giza. Nel 2003, il vincitore del concorso di progettazione architettonica è stato annunciato in una conferenza stampa al Cairo, con lo studio irlandese Heneghan Peng Architects che si è assicurato il contratto per trasformare il loro concetto ultramoderno nel nuovo Grand Egyptian Museum. La costruzione del nuovo museo è iniziata sul serio nel 2005, ma battute d’arresto di natura ambientale, finanziaria e politica presto affliggono l’ambizioso progetto e ne sono seguiti ritardi monumentali. Quando lo scoppio della primavera araba ha raggiunto l’Egitto all’inizio del 2011, i lavori sul progetto si sono fermati poiché il paese ha vissuto diversi anni di sfortunata instabilità politica e incertezza. Anche il turismo in Egitto diminuì durante questi anni, prosciugando le casse del governo e mettendo a repentaglio il futuro del nuovo grande museo. Ma dopo la ri-stabilizzazione del governo nel 2014 e la conservazione di tale stabilità da allora, il progetto è presto tornato in pista e la costruzione è ripresa con l’aiuto di prestiti internazionali per coprire le carenze finanziarie causate dagli effetti persistenti della crisi del turismo. Quando il Grand Egyptian Museum aprirà completamente al pubblico alla fine del 2023, sarà il più grande complesso archeologico del mondo e ospiterà oltre 100.000 manufatti. Per la prima volta in assoluto, l’intera collezione di tesori di King Tut sarà esposta accanto a manufatti dalla preistoria attraverso le molte migliaia di anni di civiltà faraonica dell’Egitto attraverso i periodi [relativamente] più moderni della storia egiziana antica greca e romana. Mentre il governo egiziano ha precedentemente annunciato che il GEM aprirà le sue porte al pubblico nel 2018 e di nuovo nel 2019, abbiamo avvertito al momento che quelle date di apertura erano molto probabilmente cambiate. Ora, tuttavia, riteniamo che l’obiettivo di fine 2023 sia veritiero. Più info sull’articolo del Museo.

Zhuhai Jinwan Civic Art Centre

Progettato per il 2023 come centro della creatività contemporanea all’interno di una delle regioni più dinamiche del mondo, lo Zhuhai Jinwan Civic Art Centre si trova nel cuore della Western Ecological New Town del distretto di Jinwan, dove la nuova ferrovia interurbana dell’aeroporto di Zhuhai offre collegamenti diretti con il centro di Zhuhai, il suo aeroporto e il distretto di Hengqin, nonché con Guangzhou, Shenzhen, Macao e Hong Kong tramite interscambi. Il “ZJCAC” nasce per integrare quattro distinte istituzioni culturali della città: un Grand Theatre, una Sala multifunzionale, un centro scientifico e un Museo d’Arte, unite da una coerenza formale e strutturale che si estende per 170 metri di larghezza e 270 metri di lunghezza. Disposte simmetricamente, le sedi sono collegate da una piazza centrale che funge da foyer esterno condiviso per le quattro istituzioni. Le grandi pensiline metalliche autoportanti (liberamente ispirate alle formazioni triangolari degli uccelli migratori che volano sulla Cina meridionale) fungono d’unione generando una composizione di elementi. Ponti e vuoti interconnessi poi, definiscono la piazza pubblica con viste sull’interno del centro e sulle passeggiate circostanti con i caffè, i ristoranti e le strutture educative, creando spazi civici coinvolgenti per i residenti da godere durante il giorno e la sera. Il design del centro ottimizza la luce naturale, controlla il consumo di energia, il recupero del calore di scarto e i sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria interna, dando priorità ai materiali riciclati. Tali materiali sono stati acquistati per i componenti strutturali per soddisfare i requisiti dello standard di valutazione degli “Edifici Verdi” della Cina. Il sistema di irrigazione del centro sarà dotato di sensori di umidità e, di umidità del suolo per regolare l’utilizzo dell’acqua. I sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria interna e del consumo energetico avranno funzioni di controllo intelligenti per regolare automaticamente le impostazioni interne e ottenere risparmi energetici. Sarà inoltre installato un sistema di recupero del calore residuo per soddisfare le esigenze del riscaldamento dell’acqua e le attrezzature per il risparmio idrico saranno collegate al sistema di riciclaggio dell’acqua. Altre info sull’articolo di Zaha Hadid Architects.

Viva Magenta, il colore del’anno 2023

Il Pantone Institute ha scelto la tonalità “18-1750” – Viva Magenta come colore dell’anno 2023, che esprime un nuovo risveglio del potere: il potere di scrivere una nuova storia. Viva Magenta è coraggiosa e senza paura, forte e vitale. Incoraggia la sperimentazione e l’espressione di sé senza limiti. Accoglie tutti coloro che vivono la vita con un grande scintillio negli occhi e si sforzano di raggiungere altezze maggiori con uno spirito ribelle. La sfumatura Viva Magenta proviene dalla famiglia delle sfumature rosse e deriva dal rosso cremisi (un colore che si trova spesso nei rossetti), uno dei colori più preziosi e uno dei colori più forti e belli conosciuti al mondo. Audace, vivace, coraggioso e senza paura. Così sarà l’anno appena cominciato. Ci aspettiamo molto dal 2023. Il colore che lo segnerà riflette la coraggiosa marcia verso il nuovo anno con gioia e ottimismo, che pensavamo fosse difficile da raggiungere l’anno scorso.

Copenaghen, capitale mondiale dell’Architettura del 2023

Tra le metropoli europee con la più alta qualità di vita, Copenhagen diventa Capitale Mondiale Unesco dell’Architettura. I numerosi eventi e le mostre saranno solo un’ispirazione ai molteplici itinerari che architetti, progettisti e turisti potranno fare attraverso gli edifici più attuali, sostenibili e inclusivi del panorama internazionale. Il 2023 è l’anno di Copenaghen che rappresenta il mondo dell’architettura internazionale con mostre, eventi e iniziative dedicate alle principali innovazioni, per fare il punto sull’architettura contemporanea, immaginare come si dovrebbe progettare in futuro ma anche per godere degli straordinari edifici che costellano il centro e le periferie cittadine, vere icone della cultura contemporanea e per conoscere più da vicino architetti, designer e urbanisti che hanno fatto la storia dell’architettura. Grazie ai 546 km di piste ciclabili, ai 17 ponti ciclabili e pedonali che collegano i diversi quartieri, così come al sistema di trasporti interconnessi, che comprende metropolitana, treni, autobus elettrici e vaporetti è possibile visitare tutti i maggiori siti di interesse spostandosi a piedi o in bicicletta. Ecco un breve elenco di luoghi che potete visitare: Amager Bakke/Copenhill: una pista da sci artificiale con area escursionistica ricreativa costruita sopra, letteralmente, un centro di gestione dei rifiuti (un impianto di incenerimento con recupero di calore ed energia). Salotto Urbano di Copenaghen: la piazza si trova proprio tra il lussureggiante Ørsted Park e le famose food hall di Copenaghen, Torvehallerne. Campi da basket, skate spot e scale invitano il quartiere a utilizzare la piazza per il tempo libero e lo sport. Nordhavn: Nordhavn è una delle aree più nuove di Copenaghen ed è un punto di riferimento per l’architettura moderna. Una città nella città dove il design più innovativo si sposa con la vita sul porto. La Metropolitana: Con il nuovo Cityringen, ci sono 17 nuove stazioni nel centro di Copenaghen e, inoltre, la rete metropolitana sarà estesa a Nordhavn e Sydhavn nei prossimi anni.

Vancouver House: il miglior grattacielo al mondo del 2021

I progetti rientranti nelle categorie di edifici alti, aree urbane e innovazioni tecnologiche, hanno gareggiato per vincere riconoscimenti alla Tall and Urban Innovation Conference 2021 tenutasi virtualmente dal 18 al 20 maggio. La giuria del Council on Tall Buildings and Urban Habitat -CTBUH- di Chicago – ha nominato Vancouver House, come “Best Tall Building Worldwide” il miglior edificio più alto al mondo, oltre a nominare i vincitori in altre 29 categorie di premi. Il Vancouver House è un grattacielo residenziale neo-futurista realizzato a Vancouver nella Columbia Britannica in Canada. I lavori di costruzione sono iniziati nel 2016 e sono terminati alla fine del 2019. Progettato dall’architetto danese Bjarke Ingels, il Vancouver House è caratterizzato da una forma originale che parte da una base a pianta triangolare che gradualmente, procedendo verso l’alto, si trasforma diventando rettangolare alla cima. Questa traslazione che avviene sul corpo dell’edificio deriva dalla volontà di sfruttare al meglio il lotto triangolare su cui esso sorge, incastonato, fra l’altro, tra tre grosse arterie di traffico che si snodano tutto intorno. Un sito quindi altamente problematico e articolato che però il progetto ha saputo ribaltare in un’opportunità di riqualificazione urbana funzionale, migliorandone l’ambiente. Vancouver House, è stato premiato per il suo concetto innovativo di masse rovesciate e per il fatto di sorgere su questo sito articolato che funge da ingresso principale a Vancouver, su un’area stretta e triangolare dove un ponte principale si biforca in tre direzioni una volta raggiunto il centro. La forma unica della torre è stata generata in risposta diretta alle caratteristiche e ai vincoli del sito, ergendosi come uno degli edifici più alti lungo lo skyline della città per un’altezza di 151 metri e prevede 600 unità residenziali che occupino la torre di 49 piani. La torre è situata su un podio di nove piani e offre alloggi in affitto con un mix di spazi commerciali e di vendita al dettaglio. Il profilo ondulato dell’edificio residenziale sembra torcersi verso l’alto dalla sua base triangolare, crescendo gradualmente in una geometria rettangolare che si erge sopra il centro di Vancouver. Progettato da Bjarke Ingels Group, lo sviluppo complessivo di Vancouver House comprende quattro edifici distinti che si ergono sopra una nuova comunità sul lungomare, il “distretto della spiaggia”. Con un sito triangolare limitato dalle strade e dal ponte limitrofo, il team BIG ha lavorato con un terreno edificabile limitato nella progettazione e nel suo sviluppo. La soluzione alle difficili condizioni si traduce in un insieme di edificio completamente nuovo, unico, con una tipologia che abbraccia la forma del sito. Mentre la torre di Vancouver House si erge da sola come un punto di riferimento, l’intero progetto è stato pianificato da bjarke ingels, con ogni componente che serve a creare una comunità completa e chiamata distretto della spiaggia. Alla sua base, l’impronta della torre è condizionata dai due importanti elementi vicini, tra cui un arretramento di 30 metri dal ponte Granville che assicura che nessun residente abbia finestre e balconi nel mezzo del traffico intenso, ma di godere la massima luce solare e circondato da un parco adiacente che limita quanto a sud l’edificio può essere costruito. Di conseguenza, l’impronta è limitata a un piccolo triangolo. La Vancouver House è un discendente contemporaneo del Flatiron Building a New York City, recuperando gli spazi perduti per vivere mentre la torre sfugge al rumore e al traffico alla sua base. Nella tradizione di Flatiron, l’architettura di Vancouver House non è il risultato di eccessi formali o idiosincrasie architettoniche, ma piuttosto figlia delle sue circostanze: il sito trisecato e i limiti degli edifici vicini e gli spazi del parco. Quando la torre sale, il rumore, lo scarico e l’invasione visiva del Granville Bridge vengono cancellati. Il progetto recupera l’area perduta mentre la torre libera la zona di influenza del ponte, spostandosi gradualmente a sbalzo sul sito. Questo movimento trasforma il triangolo inefficiente in una piastra rettangolare ottimale, aumentando gli spazi desiderabili per vivere alla sua sommità, mentre libera un generoso spazio pubblico alla sua base. La silhouette risultante ha un aspetto unico che cambia da ogni angolazione e ricorda un sipario che viene aperto, accogliendo le persone che entrano in città dal ponte.