Puntata 5: Lo Stivaggio Intelligente (Contenere con Astuzia) – La mini guida Pura + minus

Massimizzare la capienza senza mostrare il disordine. Nei bagni di piccole dimensioni, la sfida quotidiana consiste nel far coesistere la necessità di contenere innumerevoli oggetti personali con il desiderio di mantenere un ambiente visivamente pulito, rilassante e privo di caos. Spesso, l’accumulo di flaconi, asciugamani e accessori su superfici scoperte restringe visivamente lo spazio, trasformando un’oasi di benessere in un luogo saturo e disordinato. Per risolvere questo problema, occorre sfruttare l’altezza con colonne sospese, preferire mobili lavabo con ampi cassetti attrezzati e utilizzare specchi contenitori che nascondono i prodotti quotidiani dietro superfici riflettenti e pulite. 1. Sfruttare l’altezza: Armadiature a muro che arrivano fino al soffitto per i cambi stagione degli asciugamani. 2. Cassetti attrezzati: Doppi cassetti interni con divisori geometrici per evitare il caos. 3. Lo spazio sopra il wc: Spazio solitamente inutilizzato, perfetto per ospitare pensili a scomparsa sottili. 4. Mobili a colonna specchiati: Uniscono la funzione contenitiva a quella riflettente. 5. Ganci minimal: Sostituire i portasciugamani a barra con ganci a parete, meno sporgenti. 6. Contenitori su ruote: Piccoli carrelli di design da spostare solo quando serve. 7. Tasche tessili o svuotatasche: Da appendere all’interno delle ante dei mobili. 8. Zoccoli attivi: Cassetti ricavati nello zoccolo inferiore dei mobili (se non sono sospesi). 9. Rotoli a vista ma con arte: Nicchie verticali strette pensate appositamente per ospitare i rotoli di scorta come elementi grafici. 10. Decluttering radicale: La regola d’oro: meno oggetti esponi, più il bagno sembrerà grande. Abbracciare soluzioni d’arredo intelligenti e a scomparsa permette di massimizzare ogni centimetro disponibile. In questo modo si può trasformare anche il bagno più stretto in un capolavoro di funzionalità ed eleganza minimalista.

Puntata 4: Illuminazione Scenografica (Luce e Ombra) – La mini guida Pura + minus

La luce corretta cancella gli angoli bui, i veri colpevoli del senso di claustrofobia. Un bagno di piccole dimensioni rischia spesso di trasformarsi in un ambiente angusto e opprimente, dove la percezione dello spazio viene drasticamente ridotta non tanto dalla reale mancanza di metri quadrati, quanto da una progettazione illuminotecnica errata o del tutto insufficiente. Quando la luce non è distribuita in modo uniforme, infatti, si creano inevitabilmente delle zone d’ombra molto marcate e profondi angoli bui che tendono visivamente a restringere le pareti, accentuando quel fastidioso e soffocante senso di claustrofobia che rovina l’esperienza di comfort quotidiano. Gli angoli oscuri agiscono come veri e propri confini visivi che rimpiccioliscono la stanza, alterando la percezione delle proporzioni e trasformando un potenziale angolo di relax in un luogo cupo, cupamente percepito come un limite invalicabile per il benessere e la corretta fruizione di ogni singolo elemento d’arredo presente. Per risolvere questo problema, è fondamentale installare faretti orientabili o strisce Led strategiche che eliminino ogni cono d’ombra, diffondendo una luminosità omogenea capace di dilatare visivamente lo spazio e regalare immediata ampiezza. Si dovrà ter conto anche della qualità della luce in base alla temperatura del colore. 1. Luce stratificata: Combinare luce generale (soffitto), luce funzionale (specchio) e luce d’atmosfera. 2. Gole luminose a Led: Strip Led nascoste nel soffitto creano un effetto “skylight” naturale. 3. Retroilluminazione: Specchi retroilluminati che sembrano fluttuare nel vuoto, alleggerendo la parete. 4. Luce radente: Illumina le pareti materiche dall’alto, enfatizzando la texture e dando profondità. 5. Dimmerazione obbligatoria: Poter regolare l’intensità trasforma il bagno da funzionale a Spa serale. 6. No ai faretti diretti: Evitare coni d’ombra netti sul viso; preferire luci diffuse. 7. Luci segnapasso: Led a pavimento a bassa intensità per la notte, aumentano la percezione dello spazio calpestabile. 8. Indice di resa cromatica (CRI): Scegliere lampadine con CRI superiore a 90 per colori naturali e non distorti. 9. Temperatura colore: Preferire i 3000K | 3500K (luce calda ma nitida) per un perfetto equilibrio relax/funzione. 10. Illuminazione interna: Micro-luci dentro i cassetti o nelle nicchie della doccia. Investire nella corretta illuminazione significa quindi trasformare radicalmente un piccolo bagno in un’oasi rigenerante, dove la luce cancella l’oppressione e valorizza ogni dettaglio. Scegliere i giusti punti luce e la giusta intensità luminosa non è un semplice vezzo estetico, ma la chiave essenziale per sconfiggere definitivamente la claustrofobia e riappropriarsi del proprio benessere quotidiano in un ambiente arioso.

Architettura Impossibile

Nell’era digitale in cui viviamo, l’intelligenza artificiale (IA) e i mondi virtuali hanno aperto nuove frontiere nell’ambito dell’architettura. L’intersezione tra l’architettura e la tecnologia digitale sta dando vita a nuove possibilità di progettazione e creazione di spazi che in passato sarebbero stati considerati impossibili. In questo articolo, esploreremo il concetto di “Architetture Impossibili” che sorgono dall’incontro tra mondi digitali e intelligenze artificiali, analizzando come questa sinergia sta ridefinendo la nostra concezione degli spazi e delle strutture architettoniche. L’intelligenza artificiale ha dimostrato una straordinaria capacità di analisi dei dati e di apprendimento automatico, queste caratteristiche possono essere impiegate nell’ambito dell’architettura per ottimizzare i processi di progettazione e creazione di spazi. Può elaborare enormi quantità di dati, esplorare diverse possibilità di design e fornire suggerimenti basati su parametri specifici e ciò, permette agli architetti di superare i limiti delle tradizionali metodologie progettuali e di esplorare idee audaci e innovative che altrimenti sarebbero state considerate irrealizzabili. I mondi virtuali sono ambienti digitali interattivi in cui gli utenti possono esplorare e interagire con oggetti e ambienti tridimensionali. Offrono un’enorme libertà creativa agli architetti, permettendo loro di progettare spazi che esistono solo nell’ambito virtuale. Attraverso la realtà virtuale e la realtà aumentata, gli architetti possono creare esperienze immersive in cui gli utenti possono interagire con ambienti virtuali e sperimentare architetture impossibili, rompendo le barriere della fisica e della gravità. L’incontro tra mondi digitali e intelligenze artificiali apre anche la strada alla creazione di architetture organiche e in continua evoluzione; si può monitorare l’utilizzo degli spazi, raccogliere dati sulle preferenze degli utenti e adattare l’ambiente architettonico di conseguenza. Questo permette di creare ambienti flessibili e personalizzabili, in cui gli spazi si adattano in tempo reale alle esigenze e alle preferenze degli utenti: le architetture impossibili diventano così strutture vive e dinamiche, in grado di mutare e rispondere alle esigenze in costante evoluzione. Nonostante le opportunità offerte dall’incontro tra mondi digitali e intelligenze artificiali, sorgono anche importanti questioni sociali ed etiche. L’architettura digitale solleva interrogativi sul ruolo degli architetti e sulla relazione tra l’uomo e la macchina. È essenziale riflettere sulle implicazioni di queste nuove possibilità e assicurarsi che l’architettura rimanga un campo che tiene conto delle esigenze umane, promuovendo il benessere e la sostenibilità. L’incontro tra mondi digitali e intelligenze artificiali sta aprendo nuove prospettive nell’architettura, consentendo la creazione di architetture impossibili che sfidano le leggi fisiche e superano i limiti tradizionali. L’IA e i mondi virtuali offrono strumenti potenti per la progettazione, creando spazi dinamici, personalizzabili e in costante evoluzione. Tuttavia, è fondamentale considerare gli impatti sociali ed etici di queste nuove frontiere e assicurarsi che l’architettura rimanga un campo centrato sul benessere umano. L’architettura impossibile rappresenta una nuova frontiera in cui l’immaginazione e la tecnologia si fondono, aprendo nuove possibilità per il futuro della progettazione architettonica.

Stoccolma: Città di Legno

Atrium Ljungberg ha presentato Stockholm Wood City, il più grande progetto di costruzione urbana in legno al mondo. Si prevede che i lavori inizieranno nel 2025 e si concluderanno nel 2027. Il progetto rappresenta un esempio di sostenibilità svedese e copre una superficie di 250.000 metri quadrati. Stockholm Wood City si propone di essere un punto di svolta nell’architettura e nella pianificazione urbana sostenibili, offrendo 2.000 abitazioni e 7.000 spazi commerciali a Sickla, nel sud di Stoccolma. Il quartiere integrato unirà luoghi di lavoro, case, quartieri, ristoranti e spazi commerciali per creare un ambiente urbano vibrante. Le costruzioni in legno offrono numerosi vantaggi per l’ambiente, la salute umana e il benessere generale. L’obbiettivo è anche anche a fornire soluzioni per la mancanza di spazi per uffici e a promuovere l’efficienza energetica. Atrium Ljungberg cerca di essere un catalizzatore per l’innovazione nell’industria immobiliare e della pianificazione urbana, coinvolgendo gli abitanti nella progettazione del quartiere. In collaborazione con diversi studi di architettura, sta promuovendo l’uso del legno come materiale sostenibile e contribuendo a un cambiamento di prospettiva globale sulla vita sostenibile. Ulteriori informazioni sul progetto in questione.

L’Eco-Edilizia Definitiva

Nel sud della città francese di Arles si trova un ex officina di riparazione ferroviaria che è diventata l’atelier Luma, un laboratorio che unisce design, arte e architettura per affrontare la crisi climatica. Questo spazio è stato creato all’interno di Luma Arles, un vasto campus artistico contemporaneo voluto dalla collezionista svizzera Maja Hoffmann. L’atelier si propone di promuovere il concetto di “Bio-Regional Design”, un’approccio che utilizza materiali locali e biologici per la costruzione al fine di ridurre l’impatto ambientale. L’atelier Luma rappresenta una sorta di laboratorio vivente in cui vengono testate e sviluppate soluzioni innovative per l’architettura sostenibile. Gli esperti provenienti da diverse discipline, come il design del prodotto, la chimica, la sociologia, la biologia, l’economia e l’ingegneria, collaborano per esplorare le risorse locali, le industrie e i prodotti di scarto della regione. Utilizzando i finanziamenti di Hoffmann e un approccio senza restrizioni, il team ha sviluppato una serie di materiali sperimentali che vengono utilizzati per la costruzione degli edifici stessi. I materiali utilizzati includono alghe, argilla, paglia di riso e sale proveniente dalle paludi della regione. Ad esempio, le alghe vengono utilizzate per produrre bio-plastica, mentre la paglia di riso viene trasformata in isolanti termici. Porte antibatteriche sono realizzate con sale, e i pavimenti sono fatti con mattoni di terra compressa. Ogni materiale utilizzato è il risultato di un’attenta ricerca e di test approfonditi per garantire la sua idoneità e sicurezza. L’obiettivo dell’atelier è quello di promuovere l’uso di materiali locali e sostenibili nell’architettura, in contrasto con le catene di approvvigionamento globalizzate ed estrattive. L’approccio bio-regionale favorisce la rigenerazione dell’ambiente e vede l’utilizzo dei rifiuti come opportunità per creare nuovi prodotti e soluzioni. L’atelier Luma si presenta come un laboratorio in continua evoluzione, dove nuove idee e materiali vengono costantemente testati e sviluppati. Oltre alla sperimentazione dei materiali, l’atelier Luma si impegna anche in progetti internazionali, applicando i principi bioregionali a diverse contestualizzazioni. Collaborazioni con partner esterni includono la creazione di scarpe senza colla in Egitto e la progettazione di sistemi di climatizzazione naturale negli Emirati Arabi Uniti. Nonostante i progressi compiuti dall’atelier Luma, resta la sfida di influenzare l’industria manifatturiera su larga scala. Mentre i prodotti e i materiali sviluppati dall’atelier sono esposti e utilizzati all’interno del campus Luma Arles, l’obiettivo è quello di ampliare l’adozione di queste soluzioni oltre il contesto delle mostre d’arte e dei prodotti di lusso su misura. Si spera che, grazie al sostegno di Hoffmann e alla consulenza fornita dall’atelier, si possano sviluppare progetti abitativi sociali sostenibili e istituti di formazione per una nuova generazione di bio-costruttori. Nonostante le sfide, l’atelier Luma rappresenta una pietra miliare nell’architettura sostenibile, dimostrando che è possibile adottare un approccio locale e biologico alla costruzione. Con la sua filosofia di utilizzare materiali locali e di consentire alle persone e alle idee di viaggiare, l’atelier Luma si pone come un esempio di come il design e l’architettura possono contribuire a mitigare la crisi climatica. Ulteriori informazioni sull’articolo in questione.

Nuovo Orizzonte per Riyadh

Il Mukaab è un progetto architettonico proposto per costruire un grattacielo a forma di cubo di mammut alto 400 metri nel distretto al-Qirawan di Riyadh, in Arabia Saudita, uno dei cinque quartieri dello sviluppo immobiliare pianificato di New Murabba. Lanciato nel febbraio 2023, il suo layout cuboide e il design sono ispirati al Palazzo Murabba. La massiccia impresa è stata annunciata dal sovrano de facto del Regno, il principe ereditario Mohammed bin Salman, il 16 febbraio 2023. Il design è stato oggetto di alcune critiche per la sua somiglianza con la Kaaba della moschea Masjid al-Haram alla Mecca, il santuario più sacro dell’Islam. L’interno, come attualmente previsto, sarà caratterizzato da enormi proiezioni olografiche volte a far sentire gli spettatori come se si trovassero in realtà, tempi e luoghi diversi. L’interno sarà caratterizzato anche da una torre vorticosa per ponti di osservazione e ristoranti, da cui emaneranno le proiezioni. Il Mukaab è progettato per essere il fulcro di un nuovo gigantesco centro costruito all’interno della capitale saudita di Riyadh chiamato New Murabba. Sarà la più grande struttura mono-costruita al mondo con circa 2 milioni di metri quadrati di superficie interna. Il progetto sarà intrapreso dalla New Murabba Development Company di cui il principe ereditario Mohammed bin Salman è il presidente. Il cubo è destinato ad essere alto 400 metri e largo altrettanto su ciascuno dei suoi quattro lati. I piani per il Cubo fanno parte del progetto “Saudi Vision 2030”. Il design dell’edificio si ispira al moderno stile architettonico “Najdi”. Il Mukaab inoltre, avrà anche un giardino sul tetto. Ulteriori informazioni sul sito del progetto.

Il limite dell’Intelligenza Artificiale

Il Deep Learning è una sottocategoria del machine learning che si basa sulla struttura del cervello umano. Questo campo ha sperimentato uno sviluppo significativo, e l’uso delle reti neurali rappresenta lo stato dell’arte in molte applicazioni. Alcuni ambiti interessanti includono il design di microchip, l’interpretazione di immagini mediche e la predizione della struttura delle proteine. Tuttavia, le applicazioni si estendono anche ad altri contesti, come le macchine in grado di battere gli esseri umani in giochi complessi come gli scacchi. Nonostante i risultati promettenti, uno studio recente condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università di Oslo ha dimostrato che l’intelligenza artificiale, che include le reti neurali, presenta un limite spiegabile attraverso un paradosso matematico. Le reti neurali funzionano sfruttando elementi simili ai neuroni, ai quali vengono forniti dati da elaborare per risolvere problemi o compiere task. La rete passa attraverso iterazioni successive per migliorare i collegamenti e trovare il pattern più adatto alla funzione e questo processo è simile a quello dell’apprendimento umano. Il problema principale legato alle reti neurali riguarda la loro instabilità. È stato dimostrato che anche una minima modifica negli input può causare cambiamenti significativi negli output del sistema. Ad esempio, un singolo pixel modificato in un’immagine può far cambiare l’interpretazione dell’immagine stessa da parte del sistema. In applicazioni mediche, anche una modifica impercettibile all’occhio umano può portare a diagnosi errate al 100% dei casi. Inoltre, i sistemi di AI non sono in grado di distinguere tra risultati plausibili e errori, rendendoli particolarmente pericolosi in analisi e task delicati. Inoltre, il funzionamento dell’AI si basa spesso su “scatole nere”, in cui conosciamo solo l’output senza ulteriori informazioni sulla confidenza o sui dubbi. I ricercatori hanno identificato l’origine di questo problema in un paradosso matematico introdotto da Kurt Godel e la sua versione informatica sviluppata da Alan Turing nel XX secolo. Questi teoremi di incompletezza dimostrano che è impossibile provare se alcune affermazioni matematiche sono vere o false, il che significa che alcuni problemi computazionali non possono essere risolti tramite algoritmi. Di conseguenza, i limiti intrinseci della matematica si riflettono anche nell’AI, rendendo impossibile garantire l’affidabilità delle reti neurali. Tuttavia, i ricercatori hanno rassicurato che non tutte le reti neurali sono “difettate” e intrinsecamente sbagliate, e ci sono aree in cui risultano affidabili. La sfida consiste nell’individuare queste aree e comprendere l’adeguatezza degli strumenti a nostra disposizione. È stato spiegato che esistono reti neurali che potrebbero funzionare, ma mancano gli algoritmi per ottenerle. Inoltre, potrebbero esserci situazioni in cui non siamo a conoscenza dell’adeguatezza dei nostri strumenti fino a quando non otteniamo il risultato finale. L’obiettivo è combinare analisi numeriche, teorie dell’approssimazione e fondamenti computazionali per determinare quali reti neurali sono implementabili e come renderle stabili e affidabili. Questa nuova consapevolezza potrebbe portare a una serie di conoscenze simili a quelle fornite dai teoremi di Godel e Turing nell’ambito dell’AI. In conclusione, sebbene il deep learning e le reti neurali abbiano raggiunto risultati significativi, è emerso un limite legato alla loro instabilità. La presenza di un paradosso matematico impedisce di garantire l’affidabilità delle reti neurali in alcuni contesti. Tuttavia, i ricercatori sono determinati a superare questo ostacolo sviluppando nuovi metodi e strategie per costruire sistemi AI affidabili e trasparenti, partendo dai limiti attuali. (Una peculiarità di questo articolo è l’immagine in evidenza, creata con intelligenza artificiale). Ulteriori informazioni sull’articolo di ScienceCue.

Milano 2030

Ecco come sarà Milano entro il 2030: Elencheremo i cantieri più importanti in corso ed i progetti per rianimare le zone periferiche. Nuove destinazioni in pieno centro attirano un turismo in crescita. E tutt’attorno sono in costruzione torri e quartieri per milioni di metri quadrati. Le novità in centro, CityLife attende il suo completamento entro il 2024 con “The Portico”, firmata dallo studio danese BIG, con un portale dal tetto ad onda lungo 140 metri  che fornirà nuovi uffici e puti panoramici aperti al pubblico, tra cui una piscina sospesa. L’innovazione in centro non lascerà da parte gli edifici storici, valorizzandoli e dandogli una nuova vita. L’idea di nuovi campus, studentati e biblioteche sorge per tenere il passo con l’architettura, verranno valorizzati vecchi gasometri ed ex fabbriche immergendole in paesaggi rigogliosi con tanto di ampliamenti e residenze. Diversi progetti di recupero e costruzione di strutture stanno prendendo forma. Partendo dal recupero di edifici esistenti, si prevede la creazione di due nuovi campus. Un’altra interessante struttura in fase di realizzazione è lo “Human Technopole”, un complesso con forme moderne e vetrate, progettato per ospitare i laboratori degli scienziati. Inoltre, due progetti importanti si concentrano sull’aspetto culturale. La biblioteca “BEIC”, che assomiglierà a una grande serra, sarà collocata a Porta Vittoria e sarà un punto di riferimento per gli amanti della lettura. La “Magnifica Fabbrica della Scala”, nel quartiere Rubattino, sarà un’ampia area di 65.000 metri quadrati dedicata alle scenografie del celebre Teatro alla Scala. Questo spazio includerà anche aree espositive per il grande pubblico. In generale, queste nuove strutture architettoniche contribuiranno a trasformare ed arricchire la città di Milano. Nota per i suoi edifici a bassa altezza, Milano ha subito una trasformazione negli ultimi anni, solo due grattacieli spiccavano nel tessuto urbano della città: il “Pirellone” e la “Torre Velasca”. Tuttavia, la città ha vissuto un cambiamento significativo con i grandi sviluppi immobiliari di Porta Nuova e CityLife. Questi progetti, hanno introdotto una virtuosità panoramica nella skyline cittadina. Questo nuovo entusiasmo per gli edifici alti ha portato a piani per la costruzione di circa 100 torri entro il 2030, anche se non tutte saranno estremamente alte. Alcune torri sono già quasi completate, la skyline si sta evolvendo, abbracciando la verticalità e aprendo una nuova era di diversità e innovazione architettonica. È in corso un’imponente espansione edilizia: solo al centro-nord della metropoli, un milione e mezzo di metri quadrati sono in fase di costruzione per il quartiere “MilanoSesto”, su progetto di Foster+Partners. Un altro milione di metri quadrati è in programma a nord-ovest, dove sorgerà il polo tecnologico “Mind”, comprendente università, centri di ricerca, ospedali, aziende hi-tech e residenze. Intorno alla città sono in arrivo ulteriori sviluppi immobiliari di varie dimensioni, con superfici che vanno dai dieci ai centomila metri quadrati e oltre. Ciò si aggiunge alla densificazione urbana legata ai progetti di riqualificazione dei sette ex scali ferroviari nelle aree più centrali. Non da meno è la questione dello Stadio Meazza nel quartiere di San Siro, ancora aperta, poiché le squadre Milan ed Inter desiderano sostituirlo con una nuova struttura più articolata. Il consumo di suolo registrato in città tra il 2021 e il 2022 è aumentato di otto volte rispetto al biennio 2019-2020, un’accelerazione che però preoccupa molti. Da un lato, la città ha perso ventimila abitanti negli ultimi due anni a causa della pandemia e soprattutto a causa della scarsità di alloggi accessibili, dall’altro, la quantità di cemento e asfalto in arrivo fa presagire un peggioramento del traffico veicolare in una città che già oggi è la quattordicesima più inquinata del pianeta. Le scelte politiche riguardanti la mobilità, la transizione ecologica e l’edilizia sociale saranno cruciali per la qualità della vita a Milano nel 2030 e oltre. Ulteriori info sull’articolo in questione di Abitare.

Architettura ed Intelligenza Artificiale

Il futuro dell’Architettura sarà dettato dall’Intelligenza Artificiale? Questa è la domanda che ci poniamo; L’IA, soprattutto nelle industrie creative, ha i suoi ostacoli, ciò nonostante alcuni designer sono preoccupati che l’intelligenza artificiale possa sostituire i lavoratori umani. Dato che il suo scopo è quello di creare macchine o programmi capaci di auto-gestione e di apprendimento, questa preoccupazione è più che logica. Tuttavia, la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che l’IA ha il potenziale per rendere l’architettura più facile, più efficiente e ancora più sicura. I computer sono eccellenti nel risolvere i problemi con risposte chiare; snocciolando i dati e svolgendo compiti ripetitivi, gli esseri umani invece, sono più liberi di essere creativi e di lavorare su problemi più aperti come quelli della progettazione architettonica. I confini dell’immaginazione non sono mai stati così labili. Sognare edifici che somigliano ai pistilli di un fiore, fittissime reti da pesca che avvolgono le facciate dei palazzi, o ancora, metropoli a forma di giganteschi tram gialli sembra astruso e impensabile, ma non lo è. L’IA ha rivoluzionato e lo sta facendo tutt’ora in maniera sempre più determinante il nostro modo di vivere, lavorare, fare ricerca e acquisti online. Come funziona la progettazione parametrica usando l’Intelligenza Artificiale? La progettazione parametrica si basa su un sistema intelligente: i modelli vengono generati automaticamente da algoritmi, senza la necessità di un intervento manuale, basandosi su input e parametri specifici. Inoltre, l’IA viene sfruttata sia nella pianificazione, per eseguire analisi predittive e stime dei costi, sia nelle simulazioni in realtà aumentata, per fornire al cliente una visione completa del progetto architettonico. Il supporto creativo dell’IA all’architettura rappresenta, invece, una nuova tendenza che strizza l’occhio a un possibile cambiamento nel modo in cui l’urbanistica e le infrastrutture vengono concepite. Gli strumenti e i programmi software possono ora rendere i calcoli edilizi e l’analisi ambientale un compito semplice. Oggigiorno ci sono così tanti dati a portata di mano di un architetto che gestire informazioni come la temperatura e i dati meteorologici, le valutazioni dei materiali e altro ancora, può risultare complicato. Quando si tratta di progettare un edificio, prendere scorciatoie potrebbe non essere una buona idea. Ma l’intelligenza artificiale può ridurre significativamente il tempo necessario per pianificare e progettare una struttura attraverso il Building Information Modeling. Altre informazioni sugli articoli di Artribune e Dormakaba.

Città che galleggiano

Entro il 2050, il 90% delle più grandi città del mondo sarà esposto all’innalzamento del livello del mare. La stragrande maggioranza delle città costiere sarà colpita dall’erosione costiera e dalle inondazioni, sfollando milioni di persone, distruggendo case ed infrastrutture. Come parte della Nuova Agenda Urbana di “UN-habitat”, la società di tecnologia OCEANIX e BIG, hanno proposto una visione del progetto per la prima comunità galleggiante resiliente e sostenibile al mondo per un totale di 10.000 residenti chiamata: OCEANIX City. Progettato come un ecosistema artificiale, OCEANIX City è ancorato agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, incanalando flussi di energia, acqua, cibo e rifiuti per creare un progetto per una metropoli marittima modulare. Nel dicembre 2021, OCEANIX City ha nominato Busan come sito in cui verrà prototipato il progetto. Le prime Città OCEANIX saranno calibrate per le regioni tropicali e subtropicali più vulnerabili in tutto il mondo. L’evoluzione è da un quartiere di 300 residenti a una città di 10.000 con la possibilità di scalare indefinitamente. Saranno presenti spazi dedicati all’agricoltura all’aperto, all’aeroponica, all’agricoltura indoor, all’agricoltura oceanica in 3D e infine all’acquaponica come kit per la nutrizione dell’ecosistema. Parlando invece di energia, all’interno potremmo trovare: pannelli solari, turbine eoliche, convertitori di energia del moto ondoso, bioreattori di alghe, generatori di corrente sfruttando la marea, accumuli di energia a volano, pompe a scambio di calore, sistemi di accumulo di energia subacquea. Per combattere lo spreco verranno utilizzati: sistemi di raccolta, giardini di compost comunitari, tamponi di trattamento, digestori anaerobico, centri di lavaggio, filtrazione delle alghe e hub di scambi di merci. Infine per l’utilizzo dell’acqua, saranno presenti: collezioni di reami pubblici, sistemi di raccolta dal tetto, deumidificatori, collettori di acqua atmosferica, impianti di desalinizzazione rinnovabile, impianti di trattamento delle acque reflue, impianti di trattamento delle acque grigie, stoccaggi dell’acqua, vesciche d’acqua dispiegabile. OCEANIX City è progettata per crescere, trasformarsi e adattarsi organicamente nel tempo, evolvendosi da quartieri a città con la possibilità di scalare indefinitamente. Quartieri modulari di 2 ettari creeranno fiorenti comunità autosufficienti fino a 300 residenti con spazio ad uso misto per vivere, lavorare e riunirsi durante il giorno e la notte. Tutte le strutture costruite nel quartiere sono mantenute al di sotto di 7 piani per creare un baricentro basso e resistere al vento. Ogni edificio si estende all’auto-ombreggiamento degli spazi interni e dello spazio pubblico, offrendo comfort e minori costi di raffreddamento, massimizzando al contempo l’area del tetto per la cattura dell’energia solare. Aggregandosi per raggiungere una densità critica, sei villaggi si collegano per formare una città di 10.000 abitanti con un forte senso di comunità e identificazione. Un porto protetto più grande si forma nel cuore della città. Vere e proprie destinazioni galleggianti, tra cui sei quartieri di riferimento specializzati con una piazza pubblica, un mercato e centri per la spiritualità, l’apprendimento, la salute, lo sport e la cultura che creano destinazioni che attirano residenti da tutta la città e ancorano ogni quartiere in un’identità unica. Tutte le comunità, indipendentemente dalle dimensioni, daranno la priorità ai materiali di provenienza locale per la costruzione di edifici, incluso il bambù a ringhio veloce che ha sei volte la resistenza alla trazione dell’acciaio, un’impronta di carbonio negativa e può essere coltivato dai quartieri stessi. Le funzioni sociali, ricreative e commerciali sono collocate attorno all’anello interno riparato per incoraggiare i cittadini a riunirsi e muoversi nel villaggio. I residenti possono facilmente camminare o andare in barca attraverso la città usando veicoli elettrici. Sotto il livello del mare, sotto le piattaforme, le barriere coralline galleggianti, le alghe, le ostriche, gli allevamenti di cozze, le capesante e vongole puliscono l’acqua e accertano la rigenerazione dell’ecosistema. Ulteriori info sugli articoli di Bjarke Ingels Group e Oceanix.

Temi cardine dell’Architettura del 2023

Sviluppare nuove tecnologie, comprendere nuovi materiali, trovare approcci sempre più innovativi e sostenibili per (ri)utilizzarli: queste sono alcune delle idee audaci che stanno plasmando il vocabolario dell’architettura di domani, che saranno cruciali nel prossimo futuro. Adaptive Reuse Piuttosto che demolire e costruire ex-novo, c’è un movimento che crede nell’adattamento delle strutture esistenti per ridurre drasticamente l’impatto ambientale dato dalle nuove costruzioni. L’idea è che l’edificio sia un organismo adattivo per l’appunto, resistente, flessibile, capace di cambiare col rinnovarsi delle sue funzioni e del suo uso. Upcycling Materials L’economia non è mai voluta essere tanto circolare! L’upcycling, in architettura, è il riutilizzo creativo di materiali esistenti per formare qualcosa di nuovo. L’upcycling è infatti l’atto di trasformare gli scarti in prodotti e materiali innovativi di qualità superiore e con valore artistico e economico. Di conseguenza, il prodotto finale è più utile, prezioso e attraente di prima. Metaverse e AI Esplorare i nuovi mondi senza paura, questa è la nuova regola. Avrete senz’altro sentito parlare di Midjourney, un laboratorio di ricerca indipendente focalizzato su design, infrastrutture umane e intelligenza artificiale che esplora nuovi mezzi di pensiero ed espande i poteri immaginativi a cui siamo abituati. Biophilic Urbanism Incorporare gli spazi verdi nei centri urbani è diventato fondamentale e i vantaggi sono duplici, a beneficio sia delle persone che del pianeta. La biofilia si interroga proprio su quali possano essere gli aspetti della natura che, inseriti in un ambiente antropico, abbiano le capacitò di determinare un effetto appagante sull’uomo. La promozione della biodiversità nelle aree urbane, ha infatti effetti di vasta portata dal miglioramento della qualità dell’aria, alla protezione degli ecosistemi naturali e alla stabilizzazione delle temperature. 3D Printed L’uso della tecnologia sta diventando sempre più diffuso nella progettazione e costruzione degli edifici. Non si tratta solo di ridurre i tempi di lavoro e razionalizzare la logistica; i progetti stampanti in 3D consentono a tutti i tipi di forme e texture di essere gestite al meglio da una macchina, consentendo agli architetti di inventare modelli architettonici di alta precisione facilmente replicabili.

NEOM: la città del futuro

Futuristica, sostenibile e aperta a tutti, la smart city che sarà costruita nella provincia di Tabuk, in Arabia Saudita. Neom vinene descritta come «il modello urbano del domani nel quale l’umanità si evolve senza recare danno alla salute del Pianeta», tramite il programma vision 2030 che è stato avviato dal Paese per conquistare l’indipendenza economica dal petrolio. Un piano che cerca di ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dal petrolio, diversificando la sua economia e sviluppando i settori dei servizi pubblici. Nei piani di sviluppo è previsto che le Intelligenze artificiali e i robot svolgeranno funzioni come sicurezza, logistica, consegna a domicilio e assistenza e che la città sia alimentata esclusivamente con energia eolica e solare. Un progetto da 500 miliardi di dollari che, con una superficie totale di 26.500 chilometri quadrati e un’area di gran lunga più estesa rispetto a quella del Kuwait o di Israele, dovrebbe svilupparsi nella provincia di Tabuk e al di fuori dei confini del regno, di cui non adotterà neppure il sistema giuridico, facendo invece affidamento a un ordinamento legislativo autonomo. The Line, l’esteso territorio della smart city includerà, tra le tante cose, anche The Line, un nucleo di comunità sviluppate lungo una direttrice immaginaria lunga 170 chilometri e larga 200 m, all’interno dell’area di Neom, attorno alla quale sorgerebbero quattro centri urbani e industriali più grossi, uno per ciascuna delle tipologie di territorio che attraversa: l’area marittima del golfo, quella desertica, la zona montuosa e la valle. Oxagon – Neom Industrial City, un complesso industriale galleggiante a forma di ottagono regolare, sarà il più grande del mondo una volta completato e fungerà da porto per le rotte marittime attraverso il Mar Rosso, si concentrerà sulla produzione moderna e la ricerca industriale e lo sviluppo incentrato sull’espansione del porto di Duba Trojena, la prima grande destinazione per lo sci all’aperto nella Penisola araba. Sarà situato nella catena montuosa più alta dell’Arabia Saudita, a circa 50 km dalla costa del Golfo di Aqaba, con altitudini comprese tra 1500 e 2600 m. Il sito è notevolmente più fresco rispetto al resto del territorio di Neom.

Le città del futuro costruite da zero

Il miliardario americano Marc Lore, sta concretizzando il suo piano per costruire una città utopica chiamata Telosa per 5 milioni di persone nel deserto americano – e non è l’unico con tali ambizioni. Perché è importante: ci sono circa una dozzina di progetti in tutto il mondo per creare città sostenibili e ipermoderne da zero. Anche se potrebbero non essere mai realizzate, le proposte stesse suggeriscono come potrebbe essere la città del futuro. La notizia: Telosa sarà costruita su 150.000 acri in Nevada, Utah o Arizona, e 50.000 persone la chiameranno casa entro il 2030, secondo i dettagli appena rilasciati dall’imprenditore Marc Lore. “Non stiamo solo costruendo una nuova città: questo è un nuovo modello per la società”, ha detto Lore in una “riunione del municipio” di Telosa a luglio, aggiungendo che vuole la sua nuova città sia “sostenibile ed equa per tutti”. Sarà governata da un principio che lui chiama “equità”, che sembra essere un miscuglio di democrazia, capitalismo e socialismo. Nella visione di Lore, i veicoli saranno elettrici e autonomi e le strade non avranno cordoli (che potrebbero ostacolare le persone diversamente abili) o parcheggi su strada. I 36 distretti di Telosa saranno ciascuno “città di 15 minuti”, dove tutto ciò di cui un residente ha bisogno è a pochi passi di distanza. Ogni edificio sarà “verde”, con pannelli fotovoltaici sul tetto che producono energia rinnovabile. Il progetto prevede che l’acqua dolce sia “immagazzinata, pulita e riutilizzata in loco”, creando un “sistema idrico diversificato ed efficiente resistente alla siccità”. Come funzionerà: un’organizzazione no profit chiamata Telosa Community Foundation acquisterà il terreno per costruire la città – “terreno che è praticamente senza valore”, come sostiene Lore. La speranza è che lo sviluppo aumenterà il valore della terra, e quindi la fondazione alla fine sarà in grado di creare un mercato per essa, investendo i proventi in un circuito economico che finanzierà l’istruzione, la formazione professionale, l’assistenza sanitaria, l’alloggio e altro ancora. Questa struttura “ci permette di offrire questi incredibili servizi sociali senza dover aumentare le tasse. Questo è il Santo Graal”, dice Lore.

Nuove forme abitative: l’occasione di sperimentare

Nulla come l’imperversare del coronavirus ci ha messo di fronte all’abitare domestico come tema da ripensare anche radicalmente. Abbiamo nelle nostre abitazioni un ambiente e gli strumenti adeguati per un eventuale lavoro in remoto prolungato, unendo le funzioni primarie dell’abitare? Possiamo sfruttare l’occasione per superare la casa-banale? Quella che da decenni si replica senza ricerca tipologica in una sequenza fissa ingresso soggiorno angolo-cottura disimpegno bagno zona notte, ripetendo la formula (zona giorno e zona notte, bagni, con spazi comuni e distribuzione pari a zero) semplicemente variandoli nelle dimensioni e finiture a seconda del budget a disposizione? Sono queste le case in cui la maggior parte dei degli smartworker sta testando in questi mesi del proprio vivere il lavoro-casa? La specializzazione della casa ormai non è sola funzione residenziale ed è urgente un nuovo e diverso modello: nuovi pensieri e relazioni tra residenti, nuove contaminazioni. Senza schemi rigidi Un modello che in Olanda stà rivoluzionando la scena immobiliare è il superloft: un alto standard abitativo, che i singoli utenti adattano alle proprie esigenze. Ogni residente risulta così artefice del proprio ambiente e avverte al meglio il senso della proprietà e dell’appartenenza a una comunità, vivendo la vita contemporanea.