Puntata 9: Soluzioni Tecnologiche (Smart Bathroom) – La mini guida Pura + minus

La tecnologia che semplifica la vita e riduce l’ingombro fisico delle funzioni. Nei moderni contesti urbani, la gestione dello spazio domestico è diventata una delle sfide progettuali più complesse e pressanti, specialmente all’interno dei bagni di piccole dimensioni che spesso sacrificano il comfort sull’altare della necessità. Superfici ridotte e planimetrie vincolate impongono la presenza contemporanea di troppi elementi indispensabili, come sanitari, lavatrici e mobili contenitori, trasformando un ambiente che dovrebbe essere dedicato al benessere e al relax in un luogo visivamente caotico e fisicamente angusto. L’ingombro generato da reti impiantistiche tradizionali, tubazioni a vista e accessori sporgenti non solo limita drasticamente la libertà di movimento, ma rende anche difficili le quotidiane operazioni di pulizia e manutenzione. Senza un approccio innovativo, il rischio concreto è quello di vivere quotidianamente un profondo senso di oppressione e frustrazione all’interno delle mura domestiche. La tecnologia risolve questa criticità integrando funzioni complesse in elementi d’arredo intelligenti, compatti e sospesi, capaci di eliminare l’ingombro visivo e ottimizzare i centimetri disponibili per restituire libertà, armonia e assoluta praticità. 1. Specchi Smart: Con schermo integrato per meteo, news, connessione bluetooth e sistema anti-appannamento. 2. Shower wc (Washlet): anitari che uniscono wc e bidet in un unico elemento, risparmiando una parete. 3. Rubinetteria elettronica: Attivazione a sensore per risparmio idrico e linee ultra-pulite senza leve. 4. Cronotermostati Wi-Fi: Gestione del riscaldamento (es. scaldasalviette) per trovare il bagno caldo senza sprechi. 5. Soffioni doccia smart: Regolano il flusso d’acqua atomizzandolo, aumentando la percezione del getto e riducendo i consumi. 6. Sistemi anti-allagamento: Sensori wireless a pavimento che bloccano l’acqua in caso di perdite. 7. Riscaldamento a pavimento (o parete): Elimina i radiatori ingombranti, regalando un calore radiante uniforme. 8. Idromassaggio verticale micro: Jet a parete nella doccia che non occupano spazio ma offrono idroterapia. 9. Sanitari autopulenti: Sistemi integrati di igienizzazione automatica ad ogni scarico. 10. Prese USB stagne: Integrate nei punti strategici per ricaricare i device di benessere. Abbracciare l’innovazione tecnologica significa trasformare radicalmente la percezione del bagno piccolo, elevandolo da semplice stanza di servizio a un’oasi di design minimale e funzionale. Scegliere soluzioni d’avanguardia che riducono l’ingombro fisico è l’investimento definitivo per migliorare il benessere quotidiano e valorizzare ogni singolo metro quadrato della propria casa.

Puntata 5: Lo Stivaggio Intelligente (Contenere con Astuzia) – La mini guida Pura + minus

Massimizzare la capienza senza mostrare il disordine. Nei bagni di piccole dimensioni, la sfida quotidiana consiste nel far coesistere la necessità di contenere innumerevoli oggetti personali con il desiderio di mantenere un ambiente visivamente pulito, rilassante e privo di caos. Spesso, l’accumulo di flaconi, asciugamani e accessori su superfici scoperte restringe visivamente lo spazio, trasformando un’oasi di benessere in un luogo saturo e disordinato. Per risolvere questo problema, occorre sfruttare l’altezza con colonne sospese, preferire mobili lavabo con ampi cassetti attrezzati e utilizzare specchi contenitori che nascondono i prodotti quotidiani dietro superfici riflettenti e pulite. 1. Sfruttare l’altezza: Armadiature a muro che arrivano fino al soffitto per i cambi stagione degli asciugamani. 2. Cassetti attrezzati: Doppi cassetti interni con divisori geometrici per evitare il caos. 3. Lo spazio sopra il wc: Spazio solitamente inutilizzato, perfetto per ospitare pensili a scomparsa sottili. 4. Mobili a colonna specchiati: Uniscono la funzione contenitiva a quella riflettente. 5. Ganci minimal: Sostituire i portasciugamani a barra con ganci a parete, meno sporgenti. 6. Contenitori su ruote: Piccoli carrelli di design da spostare solo quando serve. 7. Tasche tessili o svuotatasche: Da appendere all’interno delle ante dei mobili. 8. Zoccoli attivi: Cassetti ricavati nello zoccolo inferiore dei mobili (se non sono sospesi). 9. Rotoli a vista ma con arte: Nicchie verticali strette pensate appositamente per ospitare i rotoli di scorta come elementi grafici. 10. Decluttering radicale: La regola d’oro: meno oggetti esponi, più il bagno sembrerà grande. Abbracciare soluzioni d’arredo intelligenti e a scomparsa permette di massimizzare ogni centimetro disponibile. In questo modo si può trasformare anche il bagno più stretto in un capolavoro di funzionalità ed eleganza minimalista.

Rivoluzionare la camera da letto partendo da una sola parete? Abbiamo selezionato 10 nuove sfumature che devi assolutamente provare.

La scelta del colore per la parete dietro al letto è fondamentale: è la prima cosa che definisce il “carattere” della stanza e influenza il relax. Ecco 10 splendide opzioni da provare, divise per l’atmosfera che desideri creare, con qualche consiglio per abbinarle al meglio. A. I Grandi Classici del Relax (Toni Freddi) I colori freddi abbassano il battito cardiaco e favoriscono il sonno. Sono una scommessa sicura per la camera da letto. 1. Blu Balena | Carta da Zucchero: Il blu è il re del riposo. Una sfumatura polverosa o desaturata è elegantissima, non stanca mai e si abbina divinamente con il legno chiaro o i dettagli bianchi. 2. Verde Salvia: Naturale, rinfrescante e super trendy. Il verde salvia porta un pezzetto di natura in stanza. Perfetto se ami le piante e i materiali naturali come il lino e il rattan. 3. Grigio Antracite: Per chi cerca un look moderno, quasi da hotel di lusso. Essendo molto scuro, fa risaltare la testiera del letto (specie se chiara) e crea un bellissimo effetto “guscio” intimo.   B. Caldi e Avvolgenti (Toni della Terra) Se vuoi che la tua camera sembri un caldo abbraccio, punta sulle sfumature calde ma desaturate. 4. Tortora: Il passe-partout per eccellenza. Più caldo del grigio e più moderno del classico beige. Dà subito un’aria sofisticata e “ordinata” alla stanza. 5. Terracotta / Mattone soft: Una scelta di grande personalità. È un colore caldo che scalda l’ambiente senza aggredire l’occhio, ideale se la stanza riceve molta luce naturale. 6. Rosa Antico / Cipria: Dimentica l’effetto “camera dei bambini”. Un rosa antico, leggermente “sporcato” di grigio, è incredibilmente chic, rilassante e si sposa benissimo con dettagli oro o neri.   C. Neutri Luminosi (Per stanze piccole o minimali) Se la stanza è piccola o non vuoi osare con tinte forti, i neutri non sono mai noiosi se scelti bene. 7. Bianco Caldo / Latte: Il bianco puro può sembrare ospedaliero. Una sfumatura avorio o latte, invece, riflette la luce mantenendo l’ambiente accogliente. 8. Greige: La perfetta via di mezzo tra grigio (gray) e beige. Cambia sfumatura a seconda della luce del giorno ed è la base perfetta per qualsiasi tipo di arredamento.   D. I “Dark” di Carattere Colori scuri e profondi per chi vuole trasformare la parete in una vera e propria scenografia. 9. Verde Bosco / Smeraldo Scuro: Ricco, profondo e magnetico. Abbinato a luci calde e tessuti morbidi (come il velluto), trasforma la camera in un rifugio super accogliente. 10. Melanzana / Prugna Scuro: Un’alternativa originale al blu o al nero. È un colore regale e intimo, perfetto da spezzare con lenzuola bianche o grigio perla.

Perché il bidet è obbligatorio per legge

Perché il bidet è obbligatorio per legge (e cosa significa quando ristrutturi casa) Nel contesto della progettazione residenziale italiana esiste una particolarità normativa spesso poco conosciuta dai committenti: la presenza del bidet rientra tra le dotazioni igienico-sanitarie minime richieste per rendere un’abitazione conforme sotto il profilo edilizio e sanitario. Non si tratta di una consuetudine culturale, ma di un preciso riferimento legislativo nazionale: il D.M. 5 luglio 1975 (“Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione”), ancora oggi cardine nella valutazione di abitabilità e agibilità degli immobili. Il riferimento normativo: cosa prescrive il D.M. 5 luglio 1975 Il decreto stabilisce i requisiti minimi igienico-sanitari degli alloggi, definendo: • dimensioni minime dei locali; • aerazione e illuminazione; • dotazione obbligatoria dei servizi igienici. Secondo tali disposizioni, almeno un bagno dell’unità immobiliare deve essere dotato di: • vaso WC • lavabo • bidet • vasca da bagno o doccia Questa configurazione rappresenta il cosiddetto “servizio igienico completo”, necessario ai fini del rilascio dell’agibilità. In quale bagno è obbligatorio L’obbligo riguarda il bagno principale dell’abitazione, cioè quello che nei titoli edilizi viene identificato come servizio igienico a supporto dell’alloggio. Se tale bagno non possiede tutti gli elementi richiesti: • l’immobile può risultare non conforme ai requisiti igienico-sanitari; • possono emergere criticità in fase di agibilità, ristrutturazione, compravendita o mutuo. Bagni secondari: quando il bidet non serve Una volta garantita la presenza di un servizio igienico completo, eventuali bagni aggiuntivi: • possono essere progettati senza bidet; • possono contenere solo WC e lavabo (tipico dei bagni “en-suite”); • possono assumere configurazioni più flessibili in funzione dello spazio disponibile. Questa distinzione è fondamentale nella progettazione contemporanea, dove l’ottimizzazione delle superfici richiede scelte distributive mirate. Il caso di monolocali e abitazioni di piccole dimensioni Anche negli alloggi di ridotta superficie il principio generale resta valido. Tuttavia, alcuni regolamenti edilizi locali ammettono soluzioni integrate, ad esempio: • WC con funzione bidet incorporata (sanitari multifunzione); • sistemi equivalenti che garantiscano la medesima funzione igienica. In questi casi è sempre necessaria una valutazione preventiva con l’ufficio tecnico comunale. Immobili costruiti prima del 1975: serve adeguarsi? Per gli edifici realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto vale il principio del legittimo stato: • se l’immobile non è mai stato modificato, non esiste obbligo retroattivo; • l’obbligo scatta al primo intervento edilizio rilevante (CILA, SCIA, ristrutturazione). Questo è uno degli aspetti più delicati nelle riqualificazioni, dove ogni intervento comporta l’adeguamento alle norme attuali. Quando la mancanza del bidet diventa un problema concreto Nella pratica professionale, le verifiche emergono soprattutto in queste fasi: • presentazione di pratiche edilizie di ristrutturazione; • segnalazione certificata di agibilità; • perizie per concessione di mutui; • verifiche di conformità urbanistica in caso di vendita; • cambi di destinazione d’uso (es. da ufficio a residenziale). Un bagno non conforme può comportare richieste di adeguamento prima di concludere l’operazione immobiliare. Distanze minime e criteri progettuali L’inserimento del bidet non è solo un fatto “formale”, ma richiede una corretta impostazione tecnica: • distanza minima consigliata tra WC e bidet: circa 20 cm; • spazio frontale adeguato per l’utilizzo (ergonomia e accessibilità); • predisposizione di acqua calda e fredda; • corretta ventilazione naturale o meccanica del locale. Una progettazione errata degli scarichi rende molto più oneroso intervenire successivamente. Perché questa norma è tipicamente italiana La normativa nasce da una tradizione legislativa particolarmente attenta agli aspetti igienico-sanitari dell’abitare. L’obiettivo del decreto del 1975 era uniformare gli standard abitativi nazionali, garantendo condizioni minime di salubrità domestica su tutto il territorio. Oggi quella stessa norma continua a incidere concretamente sul valore, sulla commerciabilità e sulla regolarità tecnica degli immobili. Il ruolo del progettista nelle ristrutturazioni Nella pratica progettuale contemporanea il tema non è “mettere o togliere il bidet”, ma: – verificare la conformità normativa prima di intervenire – valutare soluzioni integrate nei casi di spazi ridotti – coordinare layout, impianti e pratiche edilizie – evitare difformità che possano emergere in fase di vendita o collaudo In sintesi Situazione Bidet richiesto Bagno principale dell’abitazione ? Obbligatorio Bagni secondari Facoltativo Immobili ante 1975 non modificati Non obbligatorio Ristrutturazioni post-1975 Adeguamento necessario Soluzioni integrate certificate Ammissibili previa verifica PURARCHITETTURA affronta questi aspetti già nelle fasi preliminari di progetto, perché la qualità di una ristrutturazione non è solo estetica o funzionale, ma anche normativa e documentale, condizione indispensabile per garantire sicurezza dell’investimento e piena regolarità dell’immobile.  

Il Design Partecipativo

Il design partecipativo è un approccio innovativo all’architettura che coinvolge attivamente la comunità nel processo decisionale e di progettazione degli spazi. Rompendo le tradizionali barriere tra architetti e utenti finali, si propone di creare ambienti costruiti che rispondano alle vere esigenze e alle aspirazioni delle persone che li abiteranno. In questo articolo, esploreremo l’importanza e i benefici nella creazione di spazi inclusivi e significativi. Coinvolgendo la comunità sin dalle prime fasi del processo di progettazione, si crea un ambiente collaborativo che permette di comprendere le esigenze locali, le dinamiche sociali e culturali, e le aspirazioni della comunità. Questo coinvolgimento attivo porta a soluzioni architettoniche più pertinenti e adatte alle reali esigenze degli utenti. Il design partecipativo dà voce alla comunità, consentendo alle persone di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano il loro ambiente costruito. Questo processo di empowerment può migliorare il senso di appartenenza e di responsabilità verso gli spazi pubblici e privati, creando un legame più forte tra le persone e i luoghi che abitano. Attraverso questo coinvolgimento, si possono ottenere soluzioni architettoniche che rispettano l’ambiente circostante e la cultura locale. Gli utenti finali possono condividere la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e delle dinamiche sociali, consentendo agli architetti di creare spazi che si integrano armoniosamente nel contesto culturale e paesaggistico. Il design partecipativo promuove la sostenibilità attraverso la considerazione delle esigenze ambientali e sociali. Coinvolgere la comunità nella progettazione consente di identificare e implementare soluzioni ecologiche e di efficienza energetica. Ad esempio, le persone possono fornire informazioni sulle risorse locali, sull’utilizzo delle energie rinnovabili e sulla gestione dei rifiuti, contribuendo a creare edifici e quartieri sostenibili (porta anche un miglioramento della qualità di vita degli abitanti). I progetti basati sul design partecipativo tengono conto delle esigenze sociali, come la creazione di spazi per l’incontro, l’inclusione di strutture ricreative e l’accessibilità per tutti. Questo approccio promuove l’interazione sociale, la coesione comunitaria e il benessere generale. Questo tipo di design ha dimostrato successi in diversi contesti, sia in progetti di riqualificazione urbana che di sviluppo di comunità rurali. Tuttavia, ci sono anche sfide da affrontare, come il coinvolgimento di tutti i membri della comunità, la gestione delle aspettative e la necessità di competenze specifiche per facilitare il processo di partecipazione. È sicuramente un modo innovativo e inclusivo di concepire e realizzare gli spazi, porta a soluzioni più contestuali, culturalmente sensibili e sostenibili. Inoltre, migliora la qualità di vita delle persone coinvolte, promuove l’empowerment comunitario e rafforza il legame tra le persone e i luoghi che abitano. L’architettura basata sul design partecipativo rappresenta un potente strumento per creare ambienti costruiti che rispecchiano realmente i bisogni e le aspirazioni delle persone.

Design Inclusivo

Il design inclusivo è un concetto sempre più rilevante nella società odierna, poiché mira a creare prodotti, servizi e ambienti che siano accessibili e fruibili da parte di tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità o caratteristiche. Questo articolo esplorerà l’importanza del design inclusivo, i principi chiave che lo guidano e gli impatti positivi che può avere nella vita di milioni di individui. È fondamentale per garantire l’uguaglianza di opportunità e il pieno coinvolgimento di tutte le persone nella società. Prendendo in considerazione le diverse abilità, età, culture e contesti sociali, il design inclusivo supera le barriere fisiche e cognitive, permettendo a ogni individuo di partecipare appieno alla vita quotidiana. Un design inclusivo non solo favorisce l’accesso a beni e servizi, ma promuove anche l’autonomia, l’indipendenza e la dignità di ogni individuo. Si basa su una serie di principi fondamentali che guidano gli sforzi per creare prodotti e ambienti accessibili. Uno di questi principi è la flessibilità, che permette ai prodotti e agli spazi di adattarsi alle diverse esigenze degli utenti. Ciò può essere raggiunto attraverso la personalizzazione e la modularità, consentendo alle persone di adattare gli elementi in base alle proprie preferenze e necessità. Un altro principio chiave è la semplicità ed efficienza, che mira a eliminare ostacoli e complessità e a semplificare l’utilizzo dei prodotti e dei servizi. Un design intuitivo e comprensibile riduce le barriere cognitive e facilita l’interazione per un’ampia gamma di utenti. Inoltre, l’uso di feedback multi-sensoriali è essenziale per garantire un’esperienza inclusiva. I prodotti e gli ambienti dovrebbero fornire informazioni e indicazioni non solo attraverso il senso della vista, ma anche attraverso il tatto, l’udito e altri sensi. Questo permette alle persone con disabilità sensoriali o cognitive di comprendere e utilizzare gli oggetti e gli spazi in modo efficace. Il design inclusivo ha il potenziale per migliorare la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Nei settori dell’architettura e dell’urbanistica, un design inclusivo può trasformare le città, rendendole accessibili a persone con mobilità ridotta e creando spazi pubblici accoglienti e sicuri per tutti. Nel campo della tecnologia, il design inclusivo apre nuove opportunità per le persone con disabilità, consentendo loro di utilizzare dispositivi digitali, applicazioni e servizi online in modo indipendente. Questo promuove l’accesso all’informazione, all’istruzione e alle opportunità lavorative. Inoltre, si estende anche al settore dei prodotti di consumo, come elettrodomestici, mobili e veicoli. Un design che tiene conto delle diverse abilità e delle esigenze di tutti gli utenti può migliorare l’usabilità e l’esperienza di utilizzo per tutti. Il design inclusivo è un approccio che promuove l’uguaglianza di opportunità, l’autonomia e l’inclusione sociale. Creare prodotti, servizi e ambienti che siano accessibili a tutti è una responsabilità che riguarda designer, architetti, aziende e governi. L’adozione di principi di design inclusivo porta benefici tangibili per la società nel suo complesso, migliorando la vita di individui con disabilità, anziani, bambini e molte altre persone. Sostenendo il design inclusivo, stiamo costruendo un mondo in cui tutti possano partecipare pienamente e in cui le diversità siano valorizzate come risorse preziose per la crescita e l’innovazione.

Design Bioclimatico

Il Design Bioclimatico rappresenta una risposta intelligente e sostenibile alle sfide ambientali che affrontiamo oggi. In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità, l’architettura bioclimatica si pone come una soluzione innovativa che unisce l’estetica all’efficienza energetica. Questo approccio olistico all’architettura integra le condizioni climatiche e ambientali locali nel processo di progettazione, cercando di massimizzare il comfort degli occupanti e ridurre l’impatto ambientale. Esaminiamo il concetto di Design Bioclimatico e come sta plasmando il futuro del settore. Massimizzare l’efficienza energetica: Uno degli obiettivi principali del Design Bioclimatico è massimizzare l’efficienza energetica degli edifici. Ciò viene raggiunto attraverso la progettazione di edifici che sfruttano al massimo le risorse naturali disponibili, come il sole, il vento e l’ombreggiatura naturale. L’orientamento degli edifici, l’utilizzo di materiali isolanti e la corretta disposizione delle finestre e delle aperture consentono di ridurre la dipendenza da energia non rinnovabile, come l’elettricità per il riscaldamento o il raffreddamento. Sfruttare le risorse naturali: Il Design Bioclimatico mira a sfruttare le risorse naturali disponibili nel contesto in cui si trova l’edificio. L’impiego di elementi come pannelli solari fotovoltaici, sistemi di raccolta delle acque piovane e la ventilazione naturale aiutano a ridurre l’impatto ambientale e a creare edifici più sostenibili. Inoltre, l’utilizzo di materiali ecologici e locali contribuisce a ridurre l’energia impiegata nella produzione e nel trasporto dei materiali da costruzione. Creazione di microclimi confortevoli: Il Design Bioclimatico mira anche a creare microclimi confortevoli all’interno degli edifici. Attraverso l’analisi delle condizioni climatiche locali, come la direzione del vento, l’intensità della luce solare e le temperature stagionali, gli architetti possono progettare spazi che offrono comfort termico e luminoso ottimali. Questo può essere raggiunto mediante la corretta disposizione delle finestre, l’utilizzo di elementi di schermatura solare e l’implementazione di strategie di ventilazione naturale. Promuovere la connessione con la natura: Un altro aspetto chiave del Design Bioclimatico è la promozione della connessione con la natura. Gli spazi verdi, come giardini interni, tetti verdi e pareti vegetali, non solo migliorano l’estetica degli edifici, ma offrono anche numerosi benefici ambientali e per il benessere umano. Questi elementi naturali possono contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, migliorare la qualità dell’aria e fornire un ambiente più salutare e rigenerante per gli occupanti. Impatto sociale ed economico: Il Design Bioclimatico non solo offre vantaggi ambientali, ma ha anche un impatto sociale ed economico positivo. Gli edifici bioclimatici tendono ad essere più sostenibili nel lungo termine, con costi energetici ridotti e una migliore qualità dell’aria interna. Inoltre, la crescente consapevolezza ambientale ha portato a una maggiore domanda di edifici sostenibili, aprendo nuove opportunità per gli architetti e i professionisti del settore. Il Design Bioclimatico rappresenta un approccio all’architettura che guarda al futuro con responsabilità ambientale e innovazione. Grazie all’integrazione intelligente delle condizioni climatiche locali nella progettazione degli edifici, è possibile creare spazi sostenibili, efficienti ed esteticamente gradevoli. L’adozione di questo approccio offre numerosi vantaggi, dalla riduzione dell’impatto ambientale e dei costi energetici, al miglioramento del comfort e della qualità della vita degli occupanti. Il Design Bioclimatico sta trasformando il modo in cui pensiamo e progettiamo gli edifici, aprendo la strada a un futuro più sostenibile e resiliente.

Zhuhai Jinwan Civic Art Centre

Progettato per il 2023 come centro della creatività contemporanea all’interno di una delle regioni più dinamiche del mondo, lo Zhuhai Jinwan Civic Art Centre si trova nel cuore della Western Ecological New Town del distretto di Jinwan, dove la nuova ferrovia interurbana dell’aeroporto di Zhuhai offre collegamenti diretti con il centro di Zhuhai, il suo aeroporto e il distretto di Hengqin, nonché con Guangzhou, Shenzhen, Macao e Hong Kong tramite interscambi. Il “ZJCAC” nasce per integrare quattro distinte istituzioni culturali della città: un Grand Theatre, una Sala multifunzionale, un centro scientifico e un Museo d’Arte, unite da una coerenza formale e strutturale che si estende per 170 metri di larghezza e 270 metri di lunghezza. Disposte simmetricamente, le sedi sono collegate da una piazza centrale che funge da foyer esterno condiviso per le quattro istituzioni. Le grandi pensiline metalliche autoportanti (liberamente ispirate alle formazioni triangolari degli uccelli migratori che volano sulla Cina meridionale) fungono d’unione generando una composizione di elementi. Ponti e vuoti interconnessi poi, definiscono la piazza pubblica con viste sull’interno del centro e sulle passeggiate circostanti con i caffè, i ristoranti e le strutture educative, creando spazi civici coinvolgenti per i residenti da godere durante il giorno e la sera. Il design del centro ottimizza la luce naturale, controlla il consumo di energia, il recupero del calore di scarto e i sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria interna, dando priorità ai materiali riciclati. Tali materiali sono stati acquistati per i componenti strutturali per soddisfare i requisiti dello standard di valutazione degli “Edifici Verdi” della Cina. Il sistema di irrigazione del centro sarà dotato di sensori di umidità e, di umidità del suolo per regolare l’utilizzo dell’acqua. I sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria interna e del consumo energetico avranno funzioni di controllo intelligenti per regolare automaticamente le impostazioni interne e ottenere risparmi energetici. Sarà inoltre installato un sistema di recupero del calore residuo per soddisfare le esigenze del riscaldamento dell’acqua e le attrezzature per il risparmio idrico saranno collegate al sistema di riciclaggio dell’acqua. Altre info sull’articolo di Zaha Hadid Architects.

L’architetto: come viene percepito dalla società contemporanea?

5-6-7 luglio 2018 Roma – VIII Congresso Nazionale Architetti PPC Come viene percepita la figura dell’Architetto dalla società contemporanea? appunti tratti dalla ricerca a cura di Makno – Mario Abis, Sociologo. L’immagine sociale dell’Architetto e dell’Urbanista La figura dell’Architetto è nodale, ora più che mai, nei processi che indirizzano il senso e il valore dello sviluppo del Paese: nella sua figura e nelle sue competenze si intrecciano, come in nessuna altra ‘missione’ professionale, tematiche e problematiche tecniche e tecnologiche, sociali, culturali, estetiche ed etiche in tutte le loro tante, diverse derivate. La polivalenza della figura dell’Architetto e delle sue competenze e le sue responsabilità nei processi di trasformazione urbana e del territorio sono all’origine della ricerca svolta con l’obiettivo di definire l’immagine sociale e politica dell’architetto all’interno dell’attuale contesto socioeconomico e nei processi di rilancio dello sviluppo del Paese. Diversi gli elementi che hanno suggerito la ricerca e che hanno fatto da filo conduttore nel percorso di ricerca : 1. sul piano generale, la convinzione che, in una situazione di debolezza e di estrema complessità della politica, i poteri professionali, di intermediazione e di rappresentanza economico-sociale possano esercitare ruoli sussidiari e propositivi rilevanti 2. nello specifico, la questione delle città e del loro ruolo nella competizione mondiale, l’urgenza delle riqualificazioni, la necessità di riordinare le priorità delle infrastrutture e di riconnettere i territori pone l’architetto al centro di processi indispensabili per lo sviluppo del paese 3. L’8° Congresso Nazionale degli Architetti italiani porta ad evidenza l’azione di rilancio strategico dell’Ordine che, innanzitutto, pone la questione centrale di ri-affermare il “valore” del ruolo sociale e del profilo professionale dell’architetto. Gli assi tematici sui quali si è articolata la ricerca hanno approfondito e verificato: 1. l’immagine (e la funzione) dell’architettura nel sentire comune 2. la figura professionale dell’architetto (anche vs altre professioni): le competenze attribuite e quelle attese, i valori attribuiti e le critiche 3. il ruolo dell’architetto nel disegno del futuro Paese 4. la percezione della funzione dell’Ordine: valori, ruolo e suggerimenti. In sintesi, questi i principali risultati della ricerca. L’architettura come espressione della contemporaneità: immersi nelle grandi architetture del passato sentiamo oggi l’architettura come manifestazione anche del nuovo, del futuro e dell’innovazione… Pensando all’architettura, il 64% ne ha una visione prevalentemente proiettata in avanti! Viene da lontano, rappresenta l’oggi e va verso il futuro… La figura dell’architetto è ben presente nell’opinione pubblica: non solo perché se ne ha cognizione piena (61% conosce bene o molto bene – sopra 7) ma soprattutto perché la si apprezza (79%), se ne coglie il valore e l’importanza del ruolo, anche quando non è di immediata comprensione ciò che propone. L’onnipresenza delle archistar nel lessico quotidiano offusca l’immagine generale e rischia di confondere. Architettura di e per tutti (60%), che plasma il mondo reale, che gestisce gli spazi creando contenitori non più fini a se stessi ma funzionali a dare significato e risposte alle esigenze del vivere e dell’abitare di oggi. Una professione che diventa, se capace di confrontarsi con i grandi temi che stanno modificando il nostro mondo, cruciale per disegnare lo sviluppo economico e sociale del Paese, al pari di quelle caratterizzate, nell’immaginario collettivo, da un maggior sapere tecnologico. Nel disegnare il futuro l’architetto ha (deve avere) due qualità vincenti (citate dal 50%): creatività e capacità di relazione con il sociale. Due qualità che si integrano e danno forza all’azione quando più sono in sinergia. La creatività consente di trovare soluzioni non scontate, innovative e funzionali a quei bisogni della gente/del cliente colti attraverso la capacità di comprendere e sentire le esigenze del contesto sociale. Coglierne le sfumature e valutarne tutte le implicazioni sollecitano la ricerca di soluzioni creative. L’architetto diventa allora artefice del futuro della città, il maître à penser di una pianificazione che la maggioranza (63%) vuole di lungo periodo (in antitesi anche alla frammentazione degli interventi legati alle singole legislature) con una visione che interpreta e dà soluzioni ai bisogni della gente, assicurando funzionalità ed efficienza in un contesto che sa fare dell’estetica un elemento della qualità urbana. Nel creare e produrre qualità l’architetto/urbanista si fa promotore e garante della bellezza del paesaggio urbano, componendo in modo armonico i tanti ‘ingredienti’ della città: dalle strade alle insegne, dai colori alle forme, dagli spazi pubblici agli edifici… Occorre saper interpretare e disegnare un paesaggio urbano che vive, che attrae anche perché fatto di spazi di connessione, di comunità, di quartieri che diventano destinazione distinta, da ricordare e ricercare. Diventa così fautore della competitività della città, luogo dove tendono a concentrarsi ricchezza, potenziale di innovazione, creatività e talento. Tutti fattori che, nelle loro scelte localizzative, hanno come comun denominatore la domanda di qualità della vita e di qualità dell’ambiente, ovvero (anche) di qualità urbana e benessere. L’evoluzione della tecnologia, nuove tecniche di costruzione, nuovi materiali e nuove soluzioni nella gestione e nell’organizzazione dello spazio hanno imposto un moltiplicarsi delle competenze specialistiche. All’architetto il compito di avere e trasmettere la visione complessiva del progetto, di mettere in sinergia le singole competenze specialistiche in un lavoro d’insieme: solo l’architetto con la sua sensibilità, la sua capacità di cogliere l’evoluzione del contesto ne può essere il regista. All’architetto si chiede allora di affiancare alla mera progettazione la gestione di tutto il ciclo di produzione del valore, riportando le singole specializzazioni al servizio della qualità, grazie alla sua capacità di fare sintesi e di indirizzo, di armonizzare e governare le interdipendenze. Serve però un salto di qualità nella preparazione dell’architetto e quindi, innanzitutto, una rinnovata formazione di cui deve farsi carico l’Università e il sistema formativo in genere. La sfida è impegnativa: ai percorsi formativi si chiede sì di formare, come per lo più si sta facendo oggi, professionisti con capacità tecniche e organizzative per affrontare l’intero processo produttivo, ma si chiede anche di dare strumenti e capacità di lettura per interpretare il contesto dove andranno ad operare, la sua evoluzione ed i bisogni ai quali dovranno rispondere. Occorre ‘insegnare’ la sensibilità! Alle capacità richieste all’architetto e, a maggior ragione all’urbanista, si aggiungono dunque uno

Ampliamenti: detrazione del 65% per la parte esistente ristrutturata

casa

In caso di intervento di ristrutturazione e riqualificazione energetica di un edificio, senza demolizione ma con la previsione di aumentarne la volumetria, l’agevolazione fiscale del 65% si applica solamente ai lavori che hanno interessato la parte esistente. Questo è il caso tipico dell’ampliamento ai sensi del piano casa nella regione Veneto, che attribuisce un bonus del 20 % sul volume esistente al quale si aggiunge un ulteriore bonus del 15% qualora attraverso ristrutturazione, sia elevato almeno in classe energetica “B” il fabbricato esistente. A chiarirlo è l’ENEA affermando: “la detrazione 65% compete unicamente per le spese riferibili alla parte esistente, in quanto l’ampliamento viene considerato nuova costruzione”. Per quanto riguarda il riferimento normativo, l’ENEA specifica che in questo caso il rimando al comma 344 della Finanziaria 2007 non è utilizzabile, “in quanto comporta necessariamente una valutazione del fabbisogno energetico riferito all’intero edificio (e che dovrebbe quindi necessariamente considerare anche la parte ampliata), ma dai singoli commi 345, 346 e 347”. Ricordiamo che con l’ultima legge di stabilità il Governo ha esteso di un ulteriore anno i termini per usufruire della detrazione 65% per gli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici. L’agevolazione è dunque confermata per le spese sostenute entro 31 dicembre 2016.