L’acqua piovana viene ancora considerata prevalentemente come qualcosa da allontanare.
Piove, l’acqua raggiunge la caditoia, entra nella rete e scompare.
È un modello nato quando la priorità urbana era l’igiene e lo smaltimento rapido.
Oggi, in presenza di piogge intense alternate a lunghi periodi di siccità e calore, questo paradigma mostra i propri limiti.
La città climatica deve imparare invece a trattenere l’acqua.
Rain garden, bacini temporanei, depressioni vegetate, canali superficiali e pavimentazioni drenanti possono rallentarne il percorso, permettendole di infiltrarsi e alimentare il terreno.
L’acqua raccolta dalle coperture può essere utilizzata per l’irrigazione.
I giardini possono diventare piccoli dispositivi idraulici.
Le piazze possono trasformarsi temporaneamente durante gli eventi meteorici più intensi.
Non occorre nascondere questo processo.
Al contrario, l’acqua può tornare visibile e diventare materiale architettonico.
Una lama d’acqua poco profonda, un canale lineare o un bacino vegetato possono costruire contemporaneamente spazio, paesaggio e microclima.
Nel caso di Barcellona, i sistemi di drenaggio degli assi verdi sono progettati affinché l’acqua possa penetrare nel terreno anziché raggiungere direttamente la fognatura.
È una trasformazione apparentemente tecnica, ma profondamente culturale.
Significa considerare ogni temporale come una risorsa.
La città del futuro potrebbe funzionare come una grande spugna: assorbire quando l’acqua è abbondante, conservarla e utilizzarla quando diventa preziosa.
In questo senso, il progetto urbano, in PURArchitettura non separa più paesaggio e infrastruttura.
Il paesaggio diventa esso stesso infrastruttura.