Su un’area di circa 80.000 mq, il progetto interpreta la rigenerazione non come sostituzione, ma come trasformazione consapevole dell’esistente. Gli edifici più significativi dell’antico complesso produttivo vengono preservati e reinterpretati, entrando in relazione con nuovi volumi destinati a uffici, commercio, cultura e servizi.
L’architettura costruisce così un nuovo frammento di città nel quale identità, spazio pubblico e paesaggio concorrono alla definizione di un luogo aperto, permeabile e destinato a evolvere nel tempo.
Uffici, retail, spazi espositivi, museo, sala concerti, aree dedicate a eventi temporanei e servizi connessi all’aeroporto definiscono un programma complesso, pensato per produrre una nuova intensità urbana durante l’intero arco della giornata.
Le diverse funzioni non vengono concepite come episodi autonomi, ma come parti di un unico organismo. Architettura, verde, percorsi e spazio pubblico costruiscono una sequenza continua di luoghi destinati all’incontro, alla cultura, al lavoro e alla permanenza.
I nuovi volumi instaurano un dialogo misurato con le preesistenze industriali: **non imitano la memoria, ma ne raccolgono la forza**, traducendola in un linguaggio contemporaneo.
Il paesaggio assume un ruolo strutturale. Non costituisce lo sfondo dell’architettura, ma la materia attraverso cui vengono ricucite le differenti parti dell’insediamento, generando continuità, qualità ambientale e nuove prospettive.
Il risultato è una rigenerazione capace di trasformare un patrimonio produttivo in una nuova destinazione urbana: **riconoscibile senza essere iconica, sofisticata senza essere ostentata, sostenibile perché concepita per durare**.
Un progetto nel quale la memoria diventa capitale urbano e l’architettura lo strumento attraverso cui generare nuovo valore — culturale, immobiliare e collettivo — nel tempo.
La strategia progettuale prende origine dalla lettura delle permanenze: le architetture simboliche della manifattura, le tracce dell’impianto originario, le alberature mature e le relazioni profonde tra costruito e paesaggio.
Ciò che era un recinto produttivo, introverso e monofunzionale, viene progressivamente restituito alla città attraverso un sistema di connessioni pedonali, spazi pubblici e infrastrutture verdi.
Gli ambiti residuali vengono ricomposti in un **grande asse paesaggistico lineare**, vera struttura ordinatrice dell’intervento. Un boulevard verde sul quale si attestano le nuove architetture e si concentrano le principali funzioni collettive.
Orientamento degli edifici, morfologia, ombreggiamento, permeabilità degli spazi aperti e condizioni microclimatiche sono stati studiati come elementi integranti dell’architettura. Strategie passive e sistemi impiantistici ad alta efficienza concorrono alla riduzione della domanda energetica, dei consumi e dell’impatto ambientale complessivo.
La sostenibilità diviene quindi “principio generativo del progetto”, non componente aggiunta alla sua conclusione.
Pubblicazione, riviste di settore