L’ampliamento, pari a 11.518 mq, interpreta il museo come un organismo aperto e dinamico, capace di superare la tradizionale successione lineare delle sale espositive.
Il visitatore è libero di costruire il proprio percorso, attraversando ambienti, prospettive e sequenze temporali differenti. Lo spazio diventa parte attiva dell’esperienza: invita a procedere, fermarsi, ritornare e osservare nuovamente.
Una museografia fluida, dove architettura, luce e movimento trasformano la visita in un’esperienza personale e continuamente mutevole.
Il progetto amplia l’attuale complesso museale di 11.518 mq e ridefinisce il rapporto tra spazio espositivo, visitatore e collezione.
L’impianto supera l’idea convenzionale del museo organizzato attraverso una gerarchia rigida, nella quale le opere consolidate occupano gli spazi centrali e quelle sperimentali vengono progressivamente relegate verso le aree periferiche.
La nuova architettura costruisce invece un sistema aperto, privo di un unico centro. Gli ambienti sembrano galleggiare all’interno di una struttura più ampia, collegati attraverso punti di ancoraggio, vuoti, attraversamenti e prospettive inaspettate. Come in un paesaggio sommerso, lo spazio si percepisce per sequenze, sovrapposizioni e profondità.
Il visitatore non segue necessariamente un percorso prestabilito. Può avanzare, deviare, fermarsi o tornare sui propri passi, costruendo una personale relazione tra opere, architettura e tempo. Il museo diventa così meno prescrittivo e più aperto all’interpretazione.
Vetro, cemento e marmo definiscono il carattere dei nuovi volumi. La matericità del cemento e del marmo stabilisce un rapporto di continuità con le preesistenze, mentre il vetro introduce leggerezza, riflessi e trasparenze.
Le aperture e gli attraversamenti visivi diventano parte essenziale del progetto. Lo sguardo passa attraverso l’architettura, intercetta il paesaggio, gli edifici esistenti e altri frammenti del museo, costruendo continui rapporti tra interno ed esterno.
Ne deriva un’architettura espositiva sospesa tra permanenza e trasformazione: solida nei suoi punti di ancoraggio, fluida nella percezione. Un museo inteso non come contenitore statico, ma come infrastruttura culturale capace di cambiare nel tempo insieme alle opere, alle persone e alla città.
La strategia progettuale nasce dal principio di adattabilità.
Gli spazi espositivi sono concepiti come strutture flessibili, capaci di modificarsi nel tempo e di accogliere collezioni, installazioni e programmi differenti senza perdere la chiarezza dell’impianto architettonico.
L’uso della luce naturale è calibrato attraverso trasparenze, aperture e profondità dell’involucro, costruendo relazioni visive tra interno, paesaggio e preesistenze. Questa permeabilità riduce la percezione di un edificio chiuso e restituisce al museo una dimensione più aperta e urbana.
La selezione materica privilegia vetro, cemento e marmo, materiali durevoli e coerenti con il carattere del contesto esistente. La loro combinazione permette di lavorare sulla massa e sulla leggerezza, sull’opacità e sulla trasparenza, limitando la necessità di elementi decorativi sovrapposti.
Flessibilità distributiva, durabilità dei materiali e controllo della luce diventano così parte di una stessa strategia: un’architettura pensata per evolvere, adattarsi e mantenere nel tempo la propria identità.
Pubblicazione