Puntata 03 — L’acqua nascosta sotto la città

L’acqua piovana viene ancora considerata prevalentemente come qualcosa da allontanare. Piove, l’acqua raggiunge la caditoia, entra nella rete e scompare. È un modello nato quando la priorità urbana era l’igiene e lo smaltimento rapido. Oggi, in presenza di piogge intense alternate a lunghi periodi di siccità e calore, questo paradigma mostra i propri limiti. La città climatica deve imparare invece a trattenere l’acqua. Rain garden, bacini temporanei, depressioni vegetate, canali superficiali e pavimentazioni drenanti possono rallentarne il percorso, permettendole di infiltrarsi e alimentare il terreno. L’acqua raccolta dalle coperture può essere utilizzata per l’irrigazione. I giardini possono diventare piccoli dispositivi idraulici. Le piazze possono trasformarsi temporaneamente durante gli eventi meteorici più intensi. Non occorre nascondere questo processo. Al contrario, l’acqua può tornare visibile e diventare materiale architettonico. Una lama d’acqua poco profonda, un canale lineare o un bacino vegetato possono costruire contemporaneamente spazio, paesaggio e microclima. Nel caso di Barcellona, i sistemi di drenaggio degli assi verdi sono progettati affinché l’acqua possa penetrare nel terreno anziché raggiungere direttamente la fognatura. È una trasformazione apparentemente tecnica, ma profondamente culturale. Significa considerare ogni temporale come una risorsa. La città del futuro potrebbe funzionare come una grande spugna: assorbire quando l’acqua è abbondante, conservarla e utilizzarla quando diventa preziosa. In questo senso, il progetto urbano, in PURArchitettura non separa più paesaggio e infrastruttura. Il paesaggio diventa esso stesso infrastruttura.