Puntata 03 — L’acqua nascosta sotto la città

L’acqua piovana viene ancora considerata prevalentemente come qualcosa da allontanare. Piove, l’acqua raggiunge la caditoia, entra nella rete e scompare. È un modello nato quando la priorità urbana era l’igiene e lo smaltimento rapido. Oggi, in presenza di piogge intense alternate a lunghi periodi di siccità e calore, questo paradigma mostra i propri limiti. La città climatica deve imparare invece a trattenere l’acqua. Rain garden, bacini temporanei, depressioni vegetate, canali superficiali e pavimentazioni drenanti possono rallentarne il percorso, permettendole di infiltrarsi e alimentare il terreno. L’acqua raccolta dalle coperture può essere utilizzata per l’irrigazione. I giardini possono diventare piccoli dispositivi idraulici. Le piazze possono trasformarsi temporaneamente durante gli eventi meteorici più intensi. Non occorre nascondere questo processo. Al contrario, l’acqua può tornare visibile e diventare materiale architettonico. Una lama d’acqua poco profonda, un canale lineare o un bacino vegetato possono costruire contemporaneamente spazio, paesaggio e microclima. Nel caso di Barcellona, i sistemi di drenaggio degli assi verdi sono progettati affinché l’acqua possa penetrare nel terreno anziché raggiungere direttamente la fognatura. È una trasformazione apparentemente tecnica, ma profondamente culturale. Significa considerare ogni temporale come una risorsa. La città del futuro potrebbe funzionare come una grande spugna: assorbire quando l’acqua è abbondante, conservarla e utilizzarla quando diventa preziosa. In questo senso, il progetto urbano, in PURArchitettura non separa più paesaggio e infrastruttura. Il paesaggio diventa esso stesso infrastruttura.
Puntata 02 — Depavimentare la città

Quando il progetto più radicale consiste nel togliere. Una parte consistente dello spazio urbano europeo è ricoperta da asfalto, cemento e pavimentazioni impermeabili. Materiali necessari in molti contesti, ma spesso utilizzati ben oltre il reale fabbisogno funzionale. Ogni metro quadrato impermeabilizzato produce due conseguenze: accumula calore e impedisce all’acqua di entrare nel terreno. La città perde così due capacità fondamentali: raffreddarsi e assorbire. Depavimentare non significa trasformare indiscriminatamente le strade in giardini. Significa individuare le superfici superflue e restituire loro una funzione biologica. Un parcheggio può diventare permeabile. Uno spartitraffico può trasformarsi in rain garden. Una fascia stradale sovradimensionata può ospitare alberature. Una piazza completamente minerale può ritrovare porzioni di terreno vivo. Gli Eixos Verds di Barcellona rappresentano bene questo principio: la trasformazione delle strade prevede alberature, zone d’ombra e sistemi di drenaggio che permettono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno anziché raggiungere immediatamente la rete fognaria. Il suolo diventa così infrastruttura. Non una superficie neutra sulla quale appoggiare la città, ma un organismo capace di trattenere acqua, alimentare vegetazione, favorire biodiversità e contribuire alla regolazione microclimatica. In PURArchitettura iniziamo ogni progetto urbano con una domanda diversa: Quanto suolo possiamo restituire al suolo? È un cambio di prospettiva importante. Perché la città resiliente non sarà necessariamente quella che costruisce di più. Potrebbe essere quella capace di lasciare nuovamente respirare la terra.